Diario

Neve

Sto aspettando che la neve scenda e faccia corpo con i pensieri che ho riversato sul bianco del quaderno. Sto aspettando il momento migliore per far affrontare ai miei pensieri il gelido mondo esterno, perché quando scende la neve allora la temperatura non è più troppo bassa. Tra prima e dopo c’è la differenza di qualche grado spaccata a metà dallo zero. Lo zero dei miei pensieri deve ancora arrivare.

Ho alzato la testa ed era azzurro. Azzurro neve. Quell’azzurro unico mescolato a grigio che promette una neve più soffice della farina appena setacciata e altrettanto silenziosa. Non dovrei spaventarmi, ma le attese come queste sono cariche di energia; anche se non so di che tipo.

L’azzurro scolora in grigio manto. Un attimo di vita fugace ha mantenuto il cielo come l’azzurro del sapone nuovo. Solo per pochi è la promessa dell’azzurro celeste, solo gli spiriti in attesa colgono la sfumatura intermedia, la penultima e più importante doglia.
Diventa intenso il cielo, sa che dovrà finire la camminata del giorno. Un lembo bianco viene rivelato ed è limpido. Il pensiero è sgombro di altri pesi e si libra su un cirro, su volute di neve leggerissima. La confusione subentra nel regno di sopra. Nevicherò? Sarà il tempo? Sto iniziando ad assomigliare a una primavera, se non fosse per i rubinetti aperti di gelo artico. Prenderò più fuori la mia decisione, nella mente dell’atmosfera.

M’incupisco come ferro dimenticato, devo scegliere e tanti pensieri gravano come chicchi di noce di grandine su una fragile tettoia. Pesa la mia coscienza d’acqua che si è fatta forte e possente, ghiaccio. Prima o poi scenderò all’uomo. Le riflessioni durano sempre troppo a lungo, e se lasciate sole a sé stesse prendono il colore del cielo nervoso, un ferro compatto senza speranza di sole. Breve è il mio respiro di gelo e lunga la mia discesa verso terra che calmerà lo spirito del tempo.

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