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Non voglio nessun titolo

Potrei definirmi incapace di scegliere titoli adatti alle cose che scrivo, ma sarebbe un eufemismo. Semplicemente, odio i titoli. Il problema è che quei riassunti estremi si vantano di riassumere in sé la complessità e tutte le sfumature che provo – è bene sottolinearlo – a dare ai miei pensieri. E non che non ne apprezzi l’utilità pratica, ci mancherebbe. Spesso perfino i miei pensieri diventano schematici quanto venti caratteri.

Ma per il flusso di coscienza di cui sto riempiendo il cyberspazio ci vuole ben altro che un titolo. Semplicemente non ci vuole. In alcuni casi trovo arduo perfino definirlo flusso, al singolare. A volte mi sembra che la mente sia in piena e che in essa girino in vortice almeno dieci delle cascate più impetuose che si possano immaginare. Non che non sia grato al cielo che almeno il raziocinio funzioni, ma dovrei trovare un metodo di scrittura e soprattutto di pensiero che argini almeno in parte la gran massa d’acqua che un giorno o l’altro mi soffocherà il respiro. Troppo melodrammatico, probabilmente. E la metafora dei pensieri come acqua corrente è già stata usata, riusata e abusata. Ma mi piace troppo l’acqua. Non posso farne a meno.

Un esempio: volevo trovare un buon compromesso alla scelta del titolo trovando un’alternativa e sono andato a parlare di tutt’altro. Let’s focus.

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