Diario, Racconti

Calore bianco

Gorgoglii imperfetti impediscono la perfetta distensione della mente. La temperatura sale, il fuoco è magnanimo con noi stasera. In realtà è un po’ colpa mia perché gli ho fatto divorare la parte migliore del legno in poco tempo, e ora è luce quasi bianca. Sai, le diverse gradazioni del calore. Inizia rosso, come sangue ma ha una vena più pura, non è appesantito dagli agenti inquinanti che rendono l’uomo malvagio.
 
Poi si fa arancione, schiarendosi come un frutto maturo che riceve i raggi benefici del Sole, di nuovo un corpo incandescente che ne fortifica un altro. Il fuoco si aiuta da solo. In seguito il fuoco è giallo, un Sole che brilla da solo e che ha raggiunto un alto livello quando è nel cielo d’agosto.
 
All’ultimo stadio è bianco. Bianco luminossissimo, quasi il Dio dantesco. L’amor che move il sole e l’altre stelle. Rosso, arancione, giallo e bianco. I quattro stadi del calore.
La bassa sensibilità umana non può avere la possibilità di sperimentare la bellezza del candore del fuoco, pena l’essere bruciati. Come la pizza che le nonne di decenni fa mettevano a cuocere su carboni vivi e che istantaneamente prendeva il colorito di cibo appena sfornato, l’esaltazione del gusto. Il bianco del fuoco deve sapere di pizza all’ardente. Pizza bianca che fondendosi col bianco calore dei carboni neri diventava nera, e spingeva il sorriso ad aprirsi in un raggio di calore.
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