Cronache, Diario

Questions

La cultura è lo scrigno di un’etica vitale
cos’avrà voluto dire? Anche io pongo dei quesiti imbarazzanti, che rivelano la limitatezza della mia mente. Ed è così, mi dispiace ma sono limitato. Eppure riesco a cogliere una sfumatura di saccenza non tanto velata dietro questa minuscola sebbene imperiosa frase che pone davanti allo schermo il luminare tal dei tali, sbam, in tutto il suo ardore di sentenza. Sentenza che appare più giuridica che grammaticale, a prima vista. Ma continuo a leggere, la prima impressione dicono sia sempre sbagliata.
Non mi ero sbagliato. E non lo capisco. I miei sensi, e soprattutto chi li governa devono essere abbastanza appannati o stanchi. Il tizio passa dal rapporto che c’è tra etica e cultura al ruolo che ha giocato nella sua istruzione privata quel tomo assurdo de Il Signore degli Anelli. Cosa può avere mai scaturito questa riflessione nella sua mente? Me lo chiedo perché non pensavo che un’opera gargantuesca come quella potesse influire in modo così incisivo sulla mente. Pensavo, e forse qui mi sbaglio non avendo compiuto l’immane sforzo di sfogliarne le pagine, che l’etica fosse sinonimo del disprezzo per l’anarchia e la cultura una sua parente zitella un po’ fronzoluta ma fondamentalmente gaia.
Eppure ci siamo, credo; l’esposizione dell’idea è valida a prescindere da ogni giudizio positivo o negativo, e sarebbe interessante portarla in televisione, tanto per cambiare la desolazione che abita quell’apparecchio. L’autore, ciononostante, esprime le sue idee secondo il suo sesso, una notazione che prima non mi era mai passato per la mente di cercare tra le righe di uno scritto, ma che rivela tantissimo: in effetti i termini della questione sono stati posti in maniera incontrovertibile, tipica di un sesso che sa il fatto suo e che sa che questo fatto suo non sarà destituito facilmente dalla sua sede regale: questo è un fatto e questo è un altro, quella è una buona citazione sconosciuta ai più che fa colore nel testo, mettiamo una domanda per fare la buona impressione filosofica che può suscitare, se non sapete le definizioni andate a cercarvele su un buon dizionario, mi interessa sapere cosa voi cosiddetti intellettuali ne pensate di questa mia ybris enciclopedica mascherata da riflessione domenicale, anche se so che nessuno mi risponderà perché vi ho intimorito con la menzione di un libro che ha sconvolto l’esistenza del suo scrittore.
Il Signore degli Anelli, opera di scrittore maschio, letta da maschi e tramandata da maschi a cui spesso si mescolano maschi che hanno la capacità di generare. Il pericolo della fantasia, quando troppo spericolata è altissimo, ne devo dare atto a queste menti unisessuali. Rischiano, come accade quotidianamente, che alla fine di un libro rimangano estasiati e impressionati, come colpiti da un demone portatore sano di ybris che dopo aver concluso la lettura dell’ultima parola dell’ultima pagina, conferisca al lettore malcapitato delle ali gigantesche con cui potersi innalzare sopra il resto dell’umanità pensante. Ybris, sì, ybris. Non è una brutta parola in sé, è l’effetto che fa sul lettore che è dei più malsani. 
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