L’aragosta

Innesco ragionamenti come fossero petardi di capodanno. L’amore non corrisposto è ossessione, dice Tiziano. E un’onda – sto leggendo l’omonimo romanzo di Virginia – sommerge la mente, occupa tutta la pozza di acqua che si forma nella mia testa quando vengono ispirati pensieri forti, intensi tanto da dover poi scriverci sopra.
L’onda porta tanta acqua, così tanta che il rumore si rifrange nelle orecchie e sussurra il nome della mia personale ossessione. Non sembrerebbe neanche un nome adatto a essere portato da quelle onde inventate di color cristallino. Ed ecco un’altra onda, più grande che gentilmente pulisce via il nome dalla riva.
È vero che è solo un’ossessione. L’amore non corrisposto è solo un’aragosta che disperata cerca in tutti i modi di liberarsi dai propri carnefici perché in qualche modo sa qual è il suo orribile destino, e si torce, e si lamenta, e i gridi che emette sono condannati a rimanere senza risposta. L’eco dell’acqua che ribolle smorza le richieste di aiuto. L’acqua che ribolle è la realtà, la bollente realtà che scottando e uccidendo l’aragosta ossessionata la mette a tacere per sempre, e la trasforma in una zuppa.