Diario

Kill the lights

Ho fatto uno strano sogno stanotte, che ovviamente non ricordo intero, ma solo sprazzi di immagini. Dovevo fare un viaggio a New York ed ero in questo posto stranissimo, mezza città e mezza campagna, quasi come la periferia suburbana di Roma, solo dall’aspetto ancora più sordido. Questo quartiere era tappezzato di cartelloni della metropolitana con un numero parossisticamente alto di fermate e che recavano i nomi più improbabili – un misto di italiano, inglese e catalano.

Gironzolo un po’ per questo quartiere intorno a circa tre o quattro palazzi con paesaggi sterrati intorno e mi trovo ad andare a uno spettacolo di cabaret con molta gente sotto un tendone da circo – oppure era una tensostruttura? I particolari mi sfuggono. Mi rigiro da tutte le parti con il mio zaino da sherpa sulle spalle e sapevo di dover andare all’albergo per fare il checkin, ma sento che mi arriva una telefonata – avevo un cellulare di quelli non tragicamente scrausi, ma nemmeno vicino a quello che possiedo in realtà – e vedo che un certo signor X mi chiama (non ricordo il nome che comparve sullo schermo, ma ricordo che era tipicamente americano e, cosa ancora più comica, mi pareva perfettamente naturale conoscere.

Rispondo in inglese e tale X mi invita ad andare a casa sua. Tale X è bene aggiungere, è uno dei miei followers su tumblr ed è effettivamente americano, ma non so se viva precisamente a NY. Di tutta la vicenda, di tutto il sogno così completamente sballato, insano e disturbante l’elemento più sinistro eppure rassicurante che ho ricordato al risveglio è stata la presenza di tale abitante dell’universo di Tumblr.


Devo andare in analisi, assolutamente. Che impresa dev’essere per i miei neuroni andare ad affogarsi nel mare del subconscio.

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