Diario

Mighty

Non riesco a pensare in modo coerente. Adesso ho una voglia immensa di contattarlo per chiedergli di uscire ma… la maledetta paura si riaffaccia. La paura di un rifiuto. Chissà perché siamo tutti così atterriti da un semplice diniego. La prendiamo come una questione personale, e in effetti sono questi i fatti. Per un moto d’orgoglio che verrebbe suscitato in chiunque si trovi nella mia posizione non si riesce ad andare avanti e affrontare l’ignoto. Ma adesso la cosa più coerente e importante da fare in uno stallo come questo è prendere l’unica via percorribile e saltare l’ostacolo del mistero. Avanti, dunque.

Gli ho inviato un messaggio, e mentre scrivevo e cancellavo e riscrivevo e ricancellavo pensando a un modo innocente ma deciso di pormi di fronte al problema, un riso incontrollabile mi ha preso e ancora adesso se ci penso mi viene spontaneo ridere. Col senno di poi, del dopo-coraggio, mi sembra così stupido lasciarsi andare a oscure elucubrazioni invece che parlare francamente con il diretto interessato. Non voglio vivere nell’incertezza e che fa male tenersi una sensazione così contrastante dentro. Quale che sia il responso, so che poi potrò pensare più liberamente. Spread your wings and soar.

L’aspetto snervante è l’attesa.


Sta esagerando con l’attesa. Forse ho già cambiato idea.


Ha visto e non ha risposto. Direi che ho avuto la mia risposta.
Non collasserò. No, non lo farò.

A dire la verità, sì, ci sono rimasto male. Si dice che domandare è lecito e rispondere cortesia. Se questo è vero non credo di aver fatto qualcosa di male o di aver offeso la controparte, eppure dal silenzio stampa sembra proprio così. In quanto parte ora offesa, ritengo mio dovere comportarmi in due modi: o sul sentiero della completa indifferenza o con aperta ostilità. Analizzando i pro e i contro di entrambi i possibili sviluppi sembra più appropriata per la mia età e per la mia condizione di essere la prima scelta. Non solo perché fondamentalmente ho avuto un certo presentimento che potesse accadere una cosa simile sin da quando l’ho conosciuto, ma anche perché aperta ostilità significherebbe rinunciare a molti finesettimana di divertimento con gli amici in comune, cosa che per ora sento di non volere. L’enigma è presto risolto.
Anzi, con la delusione che covo in questo momento si può parlare più propriamente di disillusione, dove l’elemento svantaggiato sono io, che mi sono in certo modo coperto di ridicolo agli occhi delle eventuali amiche della controparte a cui avrà mostrato il messaggio e a causa del quale mi avrà sicuramente definito sfigato. Accetto la nomina, ne sono consapevole. Ma non ho nulla da rimproverare a me stesso, e per di più mi sono comportato secondo coscienza, anche la sera stessa quando è successo il misfatto. Se c’è un sapone più efficace per sciacquare via dal mio corpo l’etichetta di sfigato di questo non so quale sia. Rimane, in fondo, la consapevolezza per entrambi che il silenzio di fronte a una domanda posta con leggerezza è la definizione stessa di vigliaccheria.
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