La vita nova

Non mi sembrava vero poter salire e cavalcare su quella giostra di immagini.

L’aveva aspettato per tutto l’inverno, come si aspetta un bambino che deve venire alla luce e ritarda il tempo dei vagiti perché il momento propizio è forse più in là del previsto. Ma del previsto da chi? Di certo quell’estate non avrebbe potuto essere più favorevole alla sua partenza verso il mondo della luce e dei colori australi. Da quella parte di mondo Ebby poteva sicuramente riuscire a raccogliere impressioni ancora più speciali e vive rispetto all’intensità con cui li aveva vissuti attraverso le pagine di Katherine Mansfield. Aveva con sé la raccolta completa delle sue opere ovviamente, e non vedeva l’ora di scrutare in lungo e in largo le terre che avevano dato i natali alla sua scrittrice preferita. Senza quei libri, in effetti, si sentiva sbandato. Per fortuna non si sarebbe più sentito in dovere di giustificare la sua eccentricità, perché ciò che indossava quella mattina all’alba dell’aereoporto cittadino aveva fatto girare parecchie teste.

Ma Ebby aveva fretta di mettere piede sul continente neozelandese, che raccoglieva in quei momenti tutta la vita che gli si sarebbe parata davanti. Con una maglietta arancio pastello, gli shorts di jeans e le sue scarpe azzurre preferite sentiva che precisamente come ogni volta indossava quella combinazione di vestiti avrebbe potuto accompagnare le acque di un fiume dalla sua sorgente fino allo sbocco in mare. La Nuova Zelanda era ricchissima di fiumi e di foreste; tutto ciò che aveva letto nei romanzi di Witi Ihimaera avrebbe visto. La realizzazione di quel sogno aveva impiegato anni e anni per venire alla luce, ma su quel volo di pensieri e di ali meccaniche niente aveva più importanza. Come se gli anni non fossero mai passati e tutta la vita di Ebby si fosse rivelata improvvisamente solo ed esclusivamente una settimana fa avendogli promesso che se fosse stato ancora così in buone forze, e dotato di un buon passaporto, avrebbe visto la fine delle sue sofferenze.

D’altra parte sentiva che la sua pelle premeva a tutti i costi per espandersi, come nei giorni funesti della scoperta della malattia. Ma era un effetto collaterale secondario che aveva messo in conto e che avrebbe cercato di arginare con tutti i mezzi necessari. L’importante era la voglia, che sentiva fino in fondo al dove si originano le vere incongruenze della psiche, che si era impossessato di lui di ritrovare i fantasmi dei suoi antenati in quella terra. E cosa ancora più importante, avrebbe costruito lui, in quella terra, una nuova stirpe di Nereidi che sarebbe stata a guardia dell’isola e ne avrebbe protetto lo spirito.