Racconti

Storia di un’immagine

Non usciremo vive da questo pasticcio, pensò A.

Grazie alle tue prodezze di eroina-vittima incompresa puoi scordartelo. Grazie del momento di fanatismo gratuito. pensò G.

Abbattete la barriera, disse il gran capo.

Tutte così sono le morti della guerra? Chi ha iniziato a delirare tra noi due?… Adesso me ne rendo conto. Sono stata io. Grazie alla mia fiducia sfrenata nelle mie capacità di poter risolvere qualsiasi soluzione, sono stata la cretina delle cretine. Maria, ma’, guardami, sono tua figlia. Dalla tua ostinazione ho generato tre figli dolorosi. Ora si riflettono su questa guerra che con la mia età volevo evitare, ma l’orgoglio non ha ceduto. Ora guardami, ma’.

Che cosa hai detto? disse A.

Niente, disse G.

Il colpo definitivo lo ebbe in macchina, mentre attraversavano la montagna per scendere dall’altra parte. Ella immaginava di fare bene, per farle rendere conto dei suoi errori passati. Ma sempre a causa di quel vittimismo che la afferrava ogni volta che le sue azioni venivano messe in discussione non poté digerire l’accusa di sua figlia. Scoppiò in lacrime di rabbia.

Sì, è colpa tua se adesso abbiamo questa maledizione che ci pende sul capo. Abbiamo l’acqua alla gola perché tu e l’altro siete stati troppo indulgenti, gridò A.

Allora prenditela anche con chi non cammina più con noi! Abbi questo coraggio! gridò G.

In effetti le urla arrivarono in paradiso, ma D. non sembrò del parere di alleviare questa peste. Andranno avanti per un po’ di tempo e poi smetteranno, pensò.

E in effetti così fu, ma a costo della vita di E.

Non ebbero il coraggio di litigare quando sentirono che non c’era più nulla da fare. L’ospedale sembrava vuoto, silenzioso come se avessero perso l’udito di colpo, tre in un colpo solo. Stordite dalla storia dell’accidente più sonoro della loro vita, aprivano e chiudevano inermi la bocca, senza la benché minima emozione sui volti cerei.

Importante è ora andare avanti, si diceva G. sotto la pioggia. Importante è la fatica per i sopravvissuti, non per i morti che trovano la pace. Neanche la vecchiaia mi ha risparmiato sofferenze come se piovessero spilli appuntiti che si conficcano nella carne ma non aprono nessuna ferita fisica. È come se la pioggia salisse dalla terra. È come la vite che produce mele o il mosto che produce miele. È un modo di sentire che non credevo di poter provare, alla soglia di questi novant’anni. Non che adesso potrò andare avanti come ho sempre fatto, pensò G. Qualcosa deve cambiare, e il dubbio della mia lealtà verso dio fa sempre più domande scomode. Ma come lenire questo fatto per loro, figlie senza speranza?

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