Diario

Agnizione

Tra un’intenzione fugace e un colore più neutro della mia esistenza preferivo scegliere quello che si dimostrasse più indolore. Peccato che il dolore venga capito solo dopo, molto tempo dopo essere stato provato. Prima e mentre, queste due coordinate si intrecciano e nella confusione della mente non lasciano altra via di fuga che stare impietriti a guardare ciò che non voglio; ma dopo viene tutta un’altra musica. Solo un profumo, un odore, o una parola con un tono particolare colpiscono i sensi in modo da non far male ma fanno in modo che dal nulla senza increspature emerga una quantità di spasmi non controllati, e allora ciò che fece male viene distrutto e illuminato in qualche millesimo dalla luce di anni e giorni passati a non pensarci più, a costruire quello che era il futuro. L’onda allora si colora di nebbia, la spuma della cresta è la parte più feroce e insipida della distanza colmata da quella voce che risorge dal pozzo della memoria. Intensamente rivista, mi commuovo a doverla rispiegare a me stesso senza quella patina minacciosa. Tutto è dinamico, ma non mi uccide più.

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