Strano manifesto privato

Le storie che incontriamo per la strada spesso sono migliori di quelle che leggiamo nei libri, perché primariamente non sono artifici della mente che è sempre soggetta a corruzione, e in secondo luogo perché vissute da quella persona lì, una donna immobilizzata in un impermeabile di lana cotta che incrociai il giorno di Natale di due anni fa sulla metropolitana; stavo andando a pranzo a casa di Neli e — man mano che copio queste informazioni da qualche parte e le riscrivo in una differente zona della memoria investendole di dettagli immaginari, capisco che è del tutto inutile. In questo spazio l’utilità della scrittura sarà sempre quella di trovare il modo migliore di connettere l’albero delle parole, le foglie delle lettere e la vista di una collina verde in un quadro di suoni che non districavo bene prima di averlo liberato all’aria, come lenzuola al vento. La scrittura per me è la prova della vista e della memoria, la scoperta di un altro paesaggio oltre quello della collina stessa.