Blogging, Diario

Cosa volevo dire

Oggi vorrei capire insieme agli altri che si stanno interrogando sullo stesso quesito, le motivazioni per cui ho aperto in prima battuta questo spazio – e soprattutto il perché della scelta WordPress; comincio da quest’ultimo punto perché la risposta mi sovviene più facile in mente – trasportarla su schermo sarà tutt’altro genere di fatica.

La mia conoscenza e relazione con WordPress inizia nell’ormai internauticamente lontano 2010, quando rimasi sgomento alla notizia che Windows Live Spaces avrebbe chiuso e che quindi il mio blog di allora – neonato come la mia concezione stessa di blog – sarebbe dovuto trasmigrare su questa piattaforma come lo stesso sito Microsoft suggeriva. In questo momento è saltato un particolare a farmi tornare in mente quest’epoca mitica in cui noi ragazzi quindicenni ci avvicinavamo al concetto di blog Windows nella misura in cui questi erano funzionali all’uso smodato e ai riconoscimenti che ci venivano fatti sulla prima piattaforma chat che mai fu conosciuta dalle generazioni contemporanee, ossia Windows Live Messenger – da noi giovani rampolli dell’era 2,0 appena iniziata, conosciuto come Msn.

Insomma questo mio piccolissimo blog, di cui credo che scrissi nemmeno due righe di presentazione – era già subentrata l’epoca della concupiscenza segreta di una libertà sessuale che avrebbe trovato una valvola di sfogo da parte delle mie amiche proprio su queste piattaforme virtuali, le quali venivano a custodire i più segreti e impetuosi moti di un animo fanciullesco alle porte dell’adolescenza, e io, esserino informe chiuso nel mio guscio di paura per le azioni anticonformiste, carico di tensione tra le due esigenze di piacere ai miei inconfessati e indicibili amori e di non diventare la pietra dello scandalo con una confessione a cuore aperto dei primi, decisi di bilanciare questi versi opposti aprendo uno spazio solo mio che non sarebbe stato trovato da nessuno a meno di non possedere la password del mio account di posta elettronica; e questo criterio lo trovai ancora di buon’applicazione anche per questo nuovo blog che porta il mio nome, quando circa due mesi fa, ancora non mi ero deciso a renderlo leggibile a chiunque capitasse nei dintorni. Non che mi faccia pubblicità varia, ma ormai la paura di essere letto e giudicato non credo di poterla più giustificare con alcun argomento che tenga di fronte alla mole di commenti malevoli e maligni che queste tempie hanno macinato.

Ecco come partorii l’idea di un blog con il mio vero nome nell’epoca più recente. Naturalmente quello che lo precedette, l’insulso corrispettivo trasmigrato Live Space, è ormai fuori dalla mia memoria – ma ora sussulto davanti all’immagine, che affiora alla coscienza, di una scritta sullo schermo di un computer non bene identificato recante la dicitura “blog cancellato”; deduco quindi che questa immagine significhi che il vecchio blog fu cancellato proprio con queste mie dita, e mai, a effetti ridotti, ebbe un’esistenza meritoria.

La storia del secondo blog in linea di discendenza è un po’ meno travagliata e soprattutto meno ricca di travagli adolescenziali, ma più pregna di dilemmi esistenziali come da piccolo non mi sarei mai sognati – e perché mai avrei dovuto, beata innocenza? Aprii questo spazio proprio in occasione della festa dell’Epifania nel gennaio 2013, precisamente un anno solare fa, per iniziare una nuova vita internautica (questa è la ragione filosofica) e per trasmigrare le quattro articolate stupidaggini sentimentali che avevo provato ad abbozzare sulla piattaforma Blogspot e su uno spazio minuscolo della piattaforma Tumblr; ancora una volta la mia indecisione di fronte alle diverse scelte che la rete offre bloccò la definizione di una strategia univoca in merito agli spurghi dell’anima. Cercavo semplicemente un posto, e la categoria blog mi sembrava la migliore adattatrice di questa esigenza, dove riversare le lacrime delle giornate inutili e gli ormai sgonfi moti dell’animo che in adolescenza non avevo potuto né saputo indirizzare meglio altrove che nella lettura. Ecco che spuntò quindi di nuovo l’opzione WordPress; da allora niente è cambiato – il mondo si è semplicemente rovesciato e un nuovo senso sembra avermi investito in pieno, come molte volte ricapitolai le scene che mi dipingevo in mente per il primo amore.

Quando un blog è destinato a contenere tutto ciò che di migliore sembri offrire, non cercare di capire: scrivi e basta, con tutte le circostanze che sembrano migliorare il tuo umore man mano che le lettere e i paragrafi si accumulano – sei felice ora? sì, credo di esserlo.

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