Diario, Racconti

Omnia munda mundis

Non di solo stile vivrai: mi sembra sia scritto così nella Bibbia. Ma per quanto mi sforzi di non crederci affatto, che la Moda sia solo una commistione di pasti rigurgitati e risorse buttate alle ortiche, a volte cedo alla corrente che mi insegue mettendo me stesso nelle mani di un giro superficiale e inutile come una lavastoviglie; d’altra parte non mi piacciono il modo esaltato delle fashion victim, di qualsiasi genere esse siano costituite o provino ad emulare, né parimenti coloro che, volendo andare per forza e ostentatamente contro corrente, si gloriano di essere indie-sponenti. Il tutto comunque non fa stile, come non credo assolutamente che lo stile si fermi all’abito – che decisamente non fa il monaco. Due esempi che definiscono la parola stile mi vengono in mente.

C’era una volta un treno regionale che riportava studenti, lavoratori e oziosi perdigiorno oltre il tramonto sulle pianure laziali verso le rispettive stazioni di appartenenza; su quel treno feci moltissimi incontri, due dei quali non sono i più imbarazzanti che mi ritrovai a subire. Il primo racconta di un uomo che sedendosi al mio fianco, insospettì non solo la mia vista, a primo acchitto, ma anche il mio naso: egli infatti, se non fosse stato per la presenza del senso dell’olfatto, sarebbe stato un buon candidato a rappresentare il passeggere medio del treno stesso; indossava infatti tutto ciò che un impiegato di banca o un agente commerciale o un avvocato può presentare all’immaginario collettivo: un completo firmato, un orologio da polso, una ventiquattrore e troppo gel sui capelli. Se non fosse bastato l’indizio rivelatore della sua repellenza che risiedeva già nei capelli, alquanto sgradevoli alla vista se ci si soffermava a squadrarlo meglio, a tale prima e fugacissima impressione seguì un odore degno della migliore discarica pubblica, quello che tante volte immaginiamo sia tipico di un rifugio di zingari. Inutile dire che cambiai subito posto, non prima di aver avuto un moto di nausea e maledetto l’intera umanità (sono fatto così). Questo tizio è esattamente il contrario dello stile. Questo tizio coincideva esattamente con ciò che per me rappresenta la moda: l’ipocrisia di un’apparenza elegante e una verità interna rivoltante.

Il secondo esempio è una storia che ha dell’imbarazzante, ma che condivido volentieri. In un altro giorno, in un’altra situazione e in un’altra disposizione d’animo mi avvidi che i posti sullo stesso treno regionale, in orario di punta, erano esauriti. Decisi di fermarmi davanti a un uomo, abbastanza gradevole d’aspetto, che indossava un sorriso di zucchero e una maglietta di cotone leggero (era novembre) visibilmente logorata, come i pantaloni militari che completavano l’abbigliamento. Non feci in tempo a posare nel vano soprastante la tracolla che portavo che subito sentii un odore familiare, un profumo vecchio quanto me e che tornava da anni e anni di memorie dimenticate: sbattei contro il muro creato da un’inconfondibile quanto particolare essenza di borotalco, le cui saponette avevano rappresentato per me tutto un mondo immaginario quanto infantile, e che avevano lavato via, per mesi e anni, peccati di lussuria adolescenziale. Cercando meglio con le narici dispiegate la fonte di quel vecchio piacere trovai che quel ragazzo così apparentemente trasandato, aveva impresso sulla propria pelle un’aura di cui ero stato un tempo innamorato. Smisi di pensare e mi abbandonai al flusso di ricordi; essi scorrevano velocemente come l’acqua di allora che mandava via le bolle di sapone e ricreava una nuova atmosfera ogni volta che usavo quel tipo di saponette, e allo stesso tempo mi davano una sensazione strana al momento presente. Piano piano tornavo leggermente in me, ma non capivo cosa stava succedendo, tanto ero inebriato, annebbiato dalla memoria di questa riscoperta; ma a un certo punto sentii la necessità di dovermi sedere, onde evitare di far capire agli altri passeggeri del treno quanto questo profumo avesse colpito i miei sensi – accesi di nuovo, alla vecchia maniera, in modo stranamente e potentemente lussurioso. Ovviamente, appena ebbi un attimo di tregua, dovetti fuggire anche in questo caso.

Ecco lo stile per me: una questione di odore e di puzza della pelle di chi ci sta di fronte; e se non ci garba né l’uno né l’altra la soluzione è semplice come cambiare posto.

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