Diario, Linguae

Contro la trasandatezza

Davanti a un ulivo spoglio in una giornata di nebbia come questa l’unica cosa che mi viene in mente è Lavandare di Pascoli. Non ho nemmeno acceso la stufa per riscaldarmi i piedi, che già ho la testa piena e post da recuperare per stare al passo con le due sfide che sto portando avanti. Adesso aspetto con impazienza il pranzo e allo stesso modo che arrivi sera per stare finalmente un po’ in compagnia.

Il piccolo grande lavoro che ho portato a termine oggi è stato iniziare, leggere, tradurre e finire un articolo di 400 parole in meno di mezza giornata. Mi sono svegliato presto, ho controllato il sito che mi interessava e mi sono dato da fare.

E’ stato molto appagante. La nebbia ha agito da catalizzatore di energia, sprimacciando la voglia di giustizia originata dal film che ho visto ieri sera che mi ha accompagnato nel sonno e nel risveglio, e incentrandola sulla volontà di fare bene e soprattutto diffondere una buona causa. Ho così completato la traduzione dell’articolo entro le undici; il quale articolo devo confessare che mi ha fatto penare, data la povertà sintattica e lessicale della fonte sconosciuta – vi ho rimediato come ho potuto. Certe volte, quando incontro queste difficoltà, ossia oscurità e pochezza di linguaggio, grammatica scadente ed evidentemente non controllata da una persona competente in L2, sento che Dio incontrò le stesse difficoltà quando, avendo creato l’uomo e non volendo commettere lo stesso sbaglio, si adoperò per creare la donna. D’altra parte la traduzione è femminile.

Ci sono due possibilità quando un articolo si presenta in questo modo: o l’autore ha scritto il pezzo in L1, magari la sua prima madrelingua e poi l’ha tradotto molto all’acqua di rose in L2 – che evidentemente non è la sua originaria ma fa parte del suo basso profilo previdenziale -, oppure può darsi il caso che autore e traduttore siano due persone diverse (l’autore avendo scritto in L1 e il traduttore avendo competenza sintattica nulla sia in L1 che L2), e allora la resposabilità della vergogna ricade interamente sul secondo. Un refuso è comprensibile, un accento fuori posto lo capisco; due o tre errori di concordanza si perdonano, al limite. Ma se infili nella stessa frase tre gerundi e non usi nemmeno un connettore mi irriti e basta. Lo fai apposta. Hai fretta? Sei costipato? Sei frettoloso? Non hai pazienza? Hai sempre mille impegni più urgenti o improrogabili che si sommano gli uni sugli altri? Cambia mestiere.

Da parte mia invece ho scoperto che l’unico modo in cui posso spendere le poche gocce di pazienza che ho è proprio adagiarmi sulla sedia, vibrare quattro colpi sulla tastiera con le dita, fare copia incolla, consultare WordReference e approntare un pacchetto regalo di questo tipo che spero soddisfi il pubblico. E’ questo d’altra parte l’elemento fondante del concetto di traduzione, no? Raggiungere quanto più pubblico possibile, divulgare conoscenza ai quattro angoli del globo. E interpretare una traduzione come una missione divulgativa mi piace, mi piace tantissimo. Per adesso è quello che conta almeno.

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