Giorno 14: canzone preferita dall’album KM94

Nello stesso giorno in cui scopro di dover mettere a posto un’intera collezione di ricordi, accade che la rabbia esplode per ore e ore continuate, con piccoli intervalli per farmi riprendere fiato. Questi sono i tempi in cui capisco che niente accade per caso.

I segni premonitori del risveglio avrebbero dovuto mettermi in guardia: stamattina mi sono svegliato con l’impressione che in sogno, in quello che sembrava un ospedale ottocentesco, mi avessero diagnosticato il cancro al colon – ipotesi non irrealistica – quindi un po’ di timore per l’alba ce l’avevo.

Correggo la bozza dell’ultimo articolo (e per fortuna la spedisco!) e faccio per preparare un pranzo a base di verdure. Nel mentre arriva la chiamata del tecnico che avrebbe dovuto aggiustare la linea internet che non andava ma che ieri sera aveva ripreso miracolosamente a funzionare. Mi metto a smanettare per fare qualche prova e la linea mi dà l’addio definitivo – ora del decesso: 13 e 15.

Inizia la discesa all’inferno: nel Limbo trovo il mio modem trasfigurato in un cavallo nero scheletrico che si rifiuta di collaborare a ogni mio tentativo di cercare lavoro tramite internet e mi deride sbattendomi in faccia la labilità delle mie dipendenze terrene.

La traversata verso il Cocito è rapidissima; arriva il tecnico, dopo qualche futile tentativo non risolve niente e allerta una squadra di tecnici piú tecnici di lui che arriverà in mio soccorso domani in giornata, quando probabilmente sarò ancora immerso nel buco infernale per aver commesso il peccato di gridare in faccia a mia madre tutto ciò che mi ero tenuto in saccoccia negli ultimi quindici anni.

A riveder le stelle forse ci torno in un’altra vita; in quella prossima vita dove sarò creato copertina di CD, semplice e anonima come quella di KM94, che non dà fastidio a nessuno ma nemmeno viene cercata dalle persone con un minimo di buongusto.

In questa vita quindi, finché sono in tempo, mi piacerebbe mettere in pratica quello che dice Kylie in Put Yourself In My Place, canzone che riassume in un tono abbastanza malinconico e ambient la mia critica della ragion pratica.

Volente o nolente, ho sempre cercato di immaginare come ci si sentisse “dall’altra parte”, che cosa significasse guardare a uno stesso evento con due diverse paia di occhi e di scarpe. Si potrebbe tacciarmi di immodestia ma l’empatia è una dote che non mi manca; semplicemente il piú delle volte scelgo, consapevolmente o no, di voltare le spalle al prossimo e capire ed agire solo secondo le mie ragioni.

È egoismo ed è naturale. Ed è soprattutto l’accumulazione stratificata di anni e anni di sguardi di traverso, minacce piú o meno serie di diseredamento e  per mancanze, credo, scusabili – come quella di non saper riparare un lavandino o aggiustare una presa di corrente; o anche quella volta per esempio in cui cercai di comprare di nascosto il settimanale Disney Minni Mag (almeno mi sembra fosse lei; ero già stato issato mio malgrado sul treno lunghissimo e senza fine dell’archetipo gay, anche se ancora il peccato mi era sconosciuto) e mia madre, scoprendomi, prima mi chiuse in camera, poi tanto per essere sicura di aver preso tutte le precauzioni, mi prese a belle pizze in faccia. Non era né la prima né l’ultima volta che lo faceva, ma in quella piccola reazione a un mio gesto che credevo innocente iniziai a capire che forse c’era qualcosa che in me non andava e che la misura di giusto e sbagliato era completamente arbitraria. Decisi quindi per il momento di tacere.

Il lago di lava finora non è rientrato. Anzi, fuma e continuerà per giorni.

Intanto mi metto in pace la coscienza con il fatto che sento gli occhi arrossati, stringo in mano qualcosa di personale come il diario di questo mese.

Non ho mai preso con me, come compagnia quando ero triste o mi rintanavo a letto in depressione dopo una sfuriata, peluches o cose così polverose. Preferivo sempre aprire un libro e leggerlo o semplicemente stringerlo tra le mani. Ho ritrovato anche questo ricordo grazie agli eventi di oggi, e il brutto carattere che mi ha fruttato l’isolamento si può compiacere tuttavia del fatto che le persone cambiano e si rivelano ignobili, ma un libro è la certezza tangibile che qualche persona, tanto tempo fa, aveva bisogno dello stesso conforto e l’ha riversato nella creatura di carta che tengo in mano.

Nell’anno 1994 usciva questo album e io venivo punito per aver scopertosenza saperlo la gioia della lettura cross-gender, per così dire.