Diario

Avanzi

A volte mi capita di lasciare nella tazza una discreta quantità di tè, e se dopo un po’ mi accorgo che ormai non è più potabile una sensazione simile al rimorso si aggrappa al petto e mi lascia senza respiro. È come cancellare completamente, senza aver salvato, un saggio per cui abbiamo lavorato tanto e a cui abbiamo dedicato giorni di ricerche frenetiche pur di arrivare a difendere una tesi strampalata; è peccato e così ingiusto non portare a termine una prova del genere perché nei momenti prima portiamo nel cuore con tanta speranza in un amico fidato che cancella con della schiuma dorata una parte dell’insostenibilità di giornate come questa, e poi lo abbandoniamo senza nemmeno accorgerci di quello che ci ha distratto.

Non capita spesso, ma quando succede il senso di colpa è terribile. Sarà che non capita spesso di sentirmi in colpa, quindi nelle rare volte che succede ciò mi destabilizza. Lasciare a prendere polvere quel rimasuglio che si intristisce a lato del computer, strizzato in una posizione che lascia intravedere come quello che una volta era un filo leggero e narcotico di vapore è marcito in un triste deposito di goccioline ormai assorbito alla parete interna del coccio, e la vista di quella degradazione non fa altro che alimentare il senso di colpa per tutte quelle faccende che ho lasciato allo stesso modo marcire e degradare nel corso del tempo.

A volte la realtà per come la leggiamo è ingannevole. A me potrebbe sembrare di aver chiuso nel modo migliore possibile le zavorre più pesanti che mi trascinavo dietro con uno strazio infinito, o di aver comunque finito di bere anche ciò che di quella situazione era rimasto di sgradevole – ma mi accorgo che non è così; probabilmente invece sono stati talmente tanti e molteplici i fraintendimenti vissuti nel corso dei legami che sono decresciuti nel corso del tempo, che le porte che dovevano essere sigillate mostrano invece spiragli che somigliano di più a lacerazioni.

Ma non voglio guardare di nuovo in quel pozzo nero e oscuro senza almeno una corda cui aggrapparmi.

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