Musica

Giorno 15: collaborazione preferita

Oggi sono libero di non scegliere.

Devotion è una midtempo che va benissimo per qualsiasi stato d’animo. Sia che volessi scatenare i cinque minuti della pazzia quotidiana in un ballo estemporaneo, sia che fossi sul mio letto sotto il piumone in posizione fetale chiuso nella mia camera in una giornata di neve e gelo. È il momento che definisce la musica; e la definizione di colonna sonora che viene attribuita al cinema non è altro che mistificazione costruita sull’opinabile necessarietà di un apporto non verbale all’azione dell’essere umano.

Devotion è la costruzione di una comunione di spiriti che troppo spesso viene lasciata alle ortiche in favore di duetti piú o meno incentrati sul sesso o su una visione distorta dell’amore come mancanza necessaria: o c’è oppure ci deve essere e quindi si deve apparire tristi. Ma mi sembra di capire che c’è di piú dietro il velo dell’elettronica: ci sono due voci, di lui e di lei che si incontrano, a volte sono sommerse da strumenti finti-armonici ma la maggior parte del tempo sono veramente intersecate in modo perfetto. E non è questo un effetto del computer. È  che l’atmosfera surreale, quasi mistico-religiosa, in cui ci gettano le frasi musicali e la risonanza della loro voce diventa come un male necessario da cui usciamo piú belli, ma non piú forti.

Il secondo duetto risale agli anni 90 ed è interpretato da Kylie e da Nick Cave, il quale, prima dell’avvento della mia conoscenza di Where the Wild Roses Grow, era nella mia piú completa ignoranza. Il titolo dell’album che lo contiente è, iconicamente, Murder Ballads, mentre una versione orchestrale rifatta per i 25 anni di carriera di Kylie fa invece parte della tracklist di The Abbey Road Sessions. Entrambe le versioni sono meravigliose, ed entrambe lo sono a modo loro. La prima e originale coinvolge violini e note basse, sussurri e mormorii come il fiume presso cui vivono le rose selvatiche. La seconda è ancora piú sussurrata ma gli interpreti hanno un’altra visione della storia che si riflette nella voce, maturata con gli anni e soggetta a meno circonvoluzioni, diretta al cuore della storia stessa. Mi piaceva questa canzone. Mi piace tutt’ora e la cerco in momenti diversi. Mi piace il fatto che non è una canzone di amore inconcludente, ma affronta il femminicidio come oggi non è più tollerato e in un modo per cui alcune cosiddette femministe diventano in confronto altrettante Jane Eyre.

Kylie ha la passione necessaria e lo sguardo così cristallino da raccontare due storie, di omicidio e devozione, in modo opposto ma facendo in modo che a entrambe si possa associare un momento di riflessione più che profondo e condivisibile, ma di cui nessuno parla – non in questi termini.

Devotion:

Where the Wild Roses Grow (versione originale)

Where the Wild Roses Grow (versione orchestrale K25)

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