Musica

Giorno 16: canzone preferita da Impossible Princess

Come per i discorsi che si fanno quando una persona è distante, il tempo crea un’alterazione nella percezione delle prime avvisaglie di una nuova passione. Un album così complesso e difficile da ascoltare come Impossible Princess può avere tante preferenze quante sono le performance che di queste canzoni sono state fatte. La prima volta che mi accorsi di questo lavoro fu in uno di quei tanti vuoti di memoria delle morte stagioni che vengono riempiti da motivetti risuonanti dal passato, come l’improvviso rintocco di una campanella da parte di un visitatore sconosciuto.

Non so collocare bene l’avvenimento, ma ho questo flash di una televisione accesa e di uno spot pubblicitario in cui giravano spirali bianche e blu; era circa la primavera della cognizione, quando iniziamo a distinguere le forme e ad associarvi sensazioni – quando cioè abbiamo abbastanza ricordi perché si formino sensazioni ricorrenti. Ricordo quindi che la pubblicità era molto frequente, e mi lasciava una sensazione di freschezza e mare, forse perché l’associazione col colore bl rimandava all’elemento che mi è più congeniale. E in questa sensazione di freschezza, che ancora percepisco sebbene più labilmente, anche adesso sento in sottofondo la base di Breathe, uno dei singoli estratti dall’album.

Per questa del tutto arbitraria associazione di idee, quando ascolto il disco nella sua interezza sento rintoccare le campane di una chiesa lontana in un paese di mare; il colore del cielo è scuro, il tramonto è diventato crepuscolo. Dopo aver compreso in che misura la televisione – un apparecchio vecchio e polveroso, di quelli grandi e malfunzionanti – in quell’anno mi accompagnasse in ogni momento della giornata, in questo tramonto leggo un riflesso del sole in un abbaino davanti alla mia finestra, e sento che un’altra memoria si fa strada, collegata ma non per una qualche causa. Sento da una voce impersonale, ma in un tentativo di suonare partecipata, la notizia della morte della principessa Diana, avvenuta nello stesso millesimo in cui uscì il disco e il singolo Breathe che passava in rotazione, degradato a spot pubblicitario. Da questi due avvenimenti, intrecciati in un sottile e fragilissimo nodo come il titolo dell’album, ricevo la maggior parte delle memorie dalle mani del passato in un ambiente oscuro, come fosse notte.

Una svolta importante per Kylie come per la storia fa parte ormai delle cronache di questa vicenda. Un tragico incidente e la svolta autonoma sono le due facce della stessa medaglia, l’emancipazione tanto desiderata da un passato ingombrante che stava diventando una pesante croce è dovuta passare per la morte della propria icona. L’anno 1997 è il lutto della Storia e della Musica dopo l’agonia che gli anni Ottanta avevano lasciato si spandesse in ogni dove; ma nel secondo caso la rinascita c’è, ed ha un’antitesi più che alta proprio in Impossible Princess in quanto punto dove il cerchio inizia e si chiude.

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