Musica

Giorno 18: lyrics preferita

Have you ever thought that the sky was just endlessly dark?
And then you look up and see a million stars

Have you ever been scared of the water and stuck on the edge?
And then you dive in, how quickly you forget

Your fears that kept you awake at night
now that I’m back in the light
so warm, I feel it like a

Wave of love coming over me
got a glitter drop to fall and I’m on my knees
got the sound of you ringing in my ears

Sun coming up on another day
got a second hand chance, gonna do it again
got the rainbow colors and no more rain

No more rain
No more

Have you ever dreamt you were flying until you look down?
You never moved an inch, feet firmly on the ground

Our love carries the hurt that you hold
funny how life can unfold
oh yeah, I feel it like a

Wave of love coming over me
got a glitter drop to fall and Im on my knees
got the sound of you ringing in my ears

Sun coming up on another day
Got a second hand chance, gonna do it again
Got the rainbow colors and no more rain

No more rain
No more

In silenzio metto nello stereo il cd, il piatto del lettore gira facendo quel suo rumore impastato e soffocato. Il display è multicolore e attende di ricevere le informazioni; giallo, verde, rosso e blu si uniscono nella sincronia dell’attesa. Il display è ora fisso, e dalla cassa di sinistra, quella più distante dal corpo dello stereo, viene impercettibile un piccolo singulto, quel rumore indefinito che dura una frazione di secondo prima dell’inizio della canzone, quando tutto è acceso e mancano solo le note a riempire la stanza, come una sposa che sta per entrare in chiesa col suo bouquet profumato.

Hanno iniziato a tintinnare; prima che la voce di Kylie venga fuori accompagnata da un sottofondo leggero di campanelle, un respiro aumenta d’intensità. E’ come un soffio di vento caldo, un alito di deserto che soffia da quella macchina alla mia testa, svuotatasi in pochi secondi.

Sono appena tornato a casa dal cimitero; mi ha accompagnato mia cugina in macchina, perché ho preso da poco la patente e non me la sento di guidare. Il cielo è coperto, grigio biancastro e ogni tanto una pioggia finissima, tipica degli ultimi giorni di primavera, scende a coprire ancora di più il silenzio che sento da qualche giorno. La casa è deserta; un silenzio più rumoroso di una cascata – ora che lo strazio fisico è passato. Tutti gli altri sono andati a casa di mia nonna per quella specie di veglia collettiva che si fa dopo i funerali.

Io non sarei riuscito a sopportarlo. Già non avevo tollerato che fosse venuta tutta quella gente al funerale, figuriamoci stare per minimo altre due ore seduto a farmi compatire e a subire i commenti taciuti di parenti estranei: “chissà come la prenderà” “povero piccoletto” “che brutto perdere il padre così” eccetera. Ho preferito starmene per conto mio a sfogare il lutto come meglio mi pare.

Avevo sentito parecchie strette allo stomaco nei mesi precedenti a mano a mano che la malattia progrediva e vedevo che ormai le speranze, così come la forza di lottare, stavano calando. Avevamo abbracciato la consapevolezza molto prima di quel giorno di giugno. Gli ultimi giorni all’ospedale pensavamo solo a come sarebbe stato dopo. A chi ci avrebbe tenuto in riga, chi avrebbe mandato avanti casa e terra, chi avrebbe salvato la situazione nei momenti critici. Eravamo sempre ai ferri corti con mio padre, ma questo non ci impediva di sentire che una forma di dolorosa dissoluzione si stava avvicinando anche per noi. Il tempo è impietoso, e lottare contro di esso non serve a niente. Quell’anno ha vinto lui, ma poi sono riuscito a vincere anche io. Morire tutti i giorni o all’improvviso è lo stesso. Ma in ogni caso, in un modo o nell’altro, rinasceremo. Come ha fatto Kylie e come facciamo tutti.

Avevo già ascoltato prima questa canzone, e me ne ero innamorato per la melodia. A quel tempo avevo una competenza passiva dell’inglese abbastanza ridicola quindi la voce che cantava mi piaceva solo per l’armonia che creava in quei quattro minuti. Mi sembra fu la prima cosa che feci appena ebbi una connessione internet decente, circa un anno dopo, andare a cercare il testo di questa canzone su un sito. Fu amore a prima lettura.

Il ricordo ora è diventato sfuocato, ma come fosse ieri so che si intreccia al primo amore, quello che distilla ancora il contorno preciso dell’ombra dei pini e le ondate di calore della città mentre passeggiavamo per i viali alberati di Villa Borghese. In questo testo è celebrata la vittoria sulla malattia come morte e rinascita, festa e supplizio. Tutti i giorni ringrazio quel primo amore che me la fece conoscere. Così No More Rain è l’inno di quell’estate che sarebbe iniziata il giorno dopo, è la diffusione e l’estensione nello spirito di uno dei capovolgimenti che mi fecero entrare nell’età adulta.

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