Musica

Giorno 24: canzone preferita dall’album X

Non capita tutti i giorni di poter fare la recensione di un proprio libro, e nemmeno lo auspico. Da un punto di vista deontologico è un suicidio, dal mio punto di vista di oggi è l’occasione giusta per glossare e spiegare le varie intenzioni dietro la fatica.

Iniziamo dal titolo: Tre nuove ghinee è un titolo già abbastanza impegnativo di per sé, un titolo di quelli che dovrebbe scoraggiare perfino dall’idea di farlo leggere altrove. Ma avevo già sorpassato questa sorta di pregiudizio confrontandomi con il ritratto di Virginia Woolf per come viene fuori dalle sue Tre Ghinee; ed ero arrivato al punto in cui non riuscivo più a sopportare che la storia raccontata da quelle tre monete donate all’educated gentleman si fosse fermata alla seconda guerra mondiale.

Credevo invece che con una buona dose di testardaggine e necessaria ricerca la storia dovesse arrivare a narrare i nostri giorni, passando in qualche modo per gli oscuri e piatti anni del secondo novecento e arrivare alla gloriosa liberazione del pensiero che abbiamo portato noi omosessuali in quanto gender post-femminista.

Ho più volte affermato con qualche ragione che Virginia Woolf scriveva per motivi estranei al femminismo per come lo intendiamo noi; secondo me infatti oggi la chiamiamo una femminista ante litteram in modo troppo facile e con il senno di poi. Leggendo romanzi come To the lighthouse o Mrs. Dalloway in Bond Street potrebbero spuntare grossi punti interrogativi sul perché la critica l’ha acclamata in seguito – dopo la sua morte, chiaramente – una femminista. Niente di più facile che etichettare l’espressione libera e incondizionata della coscienza femminile con un -ismo qualsiasi.

Proviamo invece a leggere un suo saggio di critica letteraria, come per esempio quello in cui recensisce l’opera di Mary Wollestonecraft o di altre grandi del loro tempo, e stupiamoci dell’ardore che anima le giornate di Virginia. Per lei il femminismo significava qualcosa di molto più utile alla società rispetto al semplice rifiuto del confronto col maschile; il suo femminismo non era femminismo. Ciò che esprimeva era pura androginia della mente. Ma il conflitto tra il suo modo libero di pensare e i legami in cui era annodata dall’epoca in cui visse ebbe come risultato una malattia logorante, e alla fine le pastoie che la stringevano divennero i sassi con cui si suicidò. Non vedemmo mai percorso di vita più intenso e antifemminista di quello di Virginia Woolf forse dai tempi di Saffo.

Tutti i movimenti che rivendicano un’identità producono le riflessioni più genuine ed eccellenti quando ancora non hanno creato un manifesto, quando ancora non vi è un’ideologia che le supporta. Il movimento che mi ha spinto ad abbozzare in modo così ambizioso un certo senso di appartenenza è lo stesso che spinse Virginia Woolf all’elaborazione di Tre ghinee: capire a chi e perché affidare le speranze di costruire un futuro in cui uomo e donna siano solo abiti di cui possiamo spogliarci per dare all’altro tutto il nostro essere.

Durante varie sessioni molto intense ho accettato una visione non delittuosa del tentativo che ho fatto – anche se probabilmente vi è un pizzico di superbia – di provare a dialogare con Virginia in quanto ispiratrice e spirito guida nel modo in cui mi è più congeniale esprimermi. Attraverso il suo esempio ho imparato a soffrire con dignità nell’intimo delle parole. Addormentarsi con questo obiettivo e svegliarsi ancora una volta giorno dopo giorno, pagina dopo pagina, mi sembrava così più importante dell’aria che respiravo.

La melodia che mi ha accompagnato durante la scrittura è stata proprio una vecchia conoscenza, con le sue varianti live e acustiche, nonché tracce bonus ante e posteriori. Gran merito va a Kylie Minogue per la sua preziosa voce che mi ha liberato dalla paranoia dell’adeguatezza nel confronto. Ho liberato la testa dai pensieri negativi e ho lasciato scorrere emozioni nella stesura e tè nelle vene. In questo senso la scrittura – e il tè, e la musica – sono come droga: mi fanno sentire come se davvero potessi make it real.

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