Musica

Giorno 25: film preferito (le tre nuove ghinee)

Non ho avuto occasione di riassumere in un quadro teleologico gli avvenimenti di sabato; intendo poi andare avanti a spiegare una mia idiosincrasia che non riesco a superare. Iniziamo con ordine.

Sembra che gennaio, e in particolare il giorno 25, abbia un sacco di anniversari e quindi contenuti su cui riflettere per quanto mi riguarda.
Tanto per cominciare mi è appena arrivata una notifica da WordPress che mi fa gli auguri per aver aperto giusto un anno fa l’account e questo blog – il primo e ufficiale, ma affronterò anche la parentesi blogspot – assegnandomi un badge carino e facendomi commuovere, poiché ricordo benissimo il panico di quei giorni misto a un senso di nausea.

Il secondo evento che questo giorno porta con sé invece risale a due anni fa – DUE! – quando Kylie con un video sul suo canale youtube iniziava i festeggiamenti dei suoi primi splendidi 25 anni di nozze con la musica pop: l’anno di grazia che da allora in poi nella storia del Minoguesimo venne chiamato K25, venerato con la preghiera The Locomotion, la prima che Nostra Signora donò a questo mondo.

Il terzo e più lontano evento che oggi voglio e devo festeggiare è il compleanno della grandissima Virginia Woolf – cui ho già dedicato un post a parte – nata a Londra il 25 gennaio del 1882. Da allora il mondo ha conosciuto tantissime rivoluzioni, grandi e piccole, ma una in particolare che ha avuto effetto su tutta l’umanità la dobbiamo a questa energica e fragile donna che coraggiosamente ha preso le difese del suo genere e tagliente come i foglio di carta su cui scriveva ha alzato la voce contro la discriminazione che imperversava sui tempi; vale la pena ricordare le sue più grandi glorie letterarie, le stesse per effetto delle quali noi possiamo essere liberi e intellettualmente androgini.

Adesso invece dovrò affrontare il task quotidiano dei 30 giorni di Kylie. Una categoria di passatempo che proprio non riesco a farmi piacere o a degustare sono i film. Davvero, mi annoiano a morte. Non vado al cinema da circa tre anni, e non ho alcuna intenzione di tornarci presto.

Il mio primo punto è: perché spendere soldi per stare seduto due ore ingozzandoti di schifezze come popcorn e cocacola, quando puoi scaricare i film comodamente a casa i film o guardarli in streaming? La risposta fa eco con “pirateria”, me ne rendo conto, ma detto tra noi, chissenefrega.

La cosa che mi fa salire l’odio a questo punto è che spendo soldi bimestralmente per l’adsl, oltre a pagare puntualmente ogni tipo di tassa e tributo che quegli imbecilli dei governanti si inventano di tanto in tanto. E in tutto ciò devo anche pagare per un passatempo passivo e inutile come guardare film? No no no. Da questa prospettiva voglio che qualcosa gratis mi spetti, e l’intrattenimento rientra in questa categoria. (È vero che anche i libri sono intrattenimento eppure li pago. Ma i libri aprono la mente, sono un tipo di intrattenimento istruttivo. L’unico merito dei film è rincoglionirti e far venire la miopia. Il paragone nemmeno si pone.)

Detto ciò – ribelle alle leggi come sono – ammetto che oltre a non avere una cultura cinematografica neanche di livello base, la carriera di Kylie da quel punto di vista mi era del tutto estranea. Poi l’ho vista recitare in alcuni show televisivi e anche in alcuni film indipendenti veri e propri, come Jack e Diane (bello, per i miei standard) o Holy Motors (che mi ha fatto proprio ribrezzo). A quel punto ho iniziato a rivalutare gli sceneggiati che passano sugli schermi, di qualsiasi dimensione essi siano.

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La carriera cinematografica di Kylie è per me sussunta nello special The Kylie Show del 2007 dove promuove qualche traccia di X – album allora in uscita – e ripropone alcuni classici in scenette ben orchestrate e divertenti. L’essenzialità di questo docu-show è il perfetto contraltare alla generale e insensata importanza che il mondo della cinematografia si autoattribuisce, e che i fanatici pseudointellettuali gli attribuiscono.

Rilassatevi quindi, o voi fanatici; è solo un film.

Un’opera fittizia.

Qualcosa di artificiale oltre che drammaticamente falso.

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