Preoccupazioni inutili

Odio il giorno prima di un evento importante. Domani avrò un esame. Sì posso dire chissenefrega quante volte voglio ma in fondo so che non è così. Mi importa eccome. Ed è per questo che odio attendere. Odio queste lunghe ore di vuoto, in cui mi riempio di futilità, mi circondo di tante cose da fare per riempire uno spazio, un horror vacui che sarebbe intollerabile. Non so spiegarmi da dove viene, è semplicemente un pensiero insopportabile. E in effetti il pensiero insopportabile non è tanto l’evento che si verificherà domani, ma aspettare che passi il tempo. Aspettare, stare fermo, attendere che dopo la notte torni il giorno. Il tedio dell’attesa è la parte peggiore. E le ore non passano mai. L’orologio segna appena le 23, fa caldo in questa stanza.

È arrivata la primavera il 18 febbraio. Stamattina il sole era pallido, c’era un velo di nebbia che copriva il cielo, e di ora in ora la situazione era sempre più grigia. nebbiaLa notte nasconde tutto, adesso non c’è più paura che mi venga mal di testa. Ma credo che domani sul treno, dopo essere uscito da quella stanza mi verrà la nausea del dopo esame, la stanchezza frutto di poche ore di sonno e di un pranzo poco nutriente o mal digerito. Mi conosco così bene che so come andrà la giornata e non potrò neanche far qualcosa per evitarlo. Il treno sarà pieno di persone, non troverò posto a sedere e mi toccherà dividere il mio spazio vitale con la gente, che maledirò a gran voce dell’anima. Non vorrei sapere cosa accadrà domani.

Odio tutto questo perché sembra come se la mia vita dipendesse da ciò che succederà domani, ma è ovvio che non è così. Odio il giorno che precede un giorno significativo. Ma comunque vada sarà un successo. Devo smetterla di preoccuparmi di come sarà il futuro. Se andrà bene perché preoccuparmi? Se andrà male perché preoccuparmi? E oltre a consumarmi d’ansia tutto questo non fa bene neanche all’intestino, già provato per conto suo.