Diario

NaPoWriMo #1

È tempo di dedicarsi seriamente alla poesia.

L’occasione è presentata dall’evento NaPoWriMo, che segna una nuova opportunità nella mia carriera di poratch blogger. Non sono americano quindi di nazionale questa sfida ha ben poco, ma siccome mi viene più facile scrivere poesie in inglese ho deciso di avere qualche diritto a partecipare alla sfida; peraltro, se non fossimo una massa di qualunquisti questo evento meriterebbe più visibilità. Ma chi la vuole una società di poeti?

Ho deciso di dedicarmi per questa stagione alla poesia e alla fotografia. Aprile sembra rilevante solo per dormire ma non voglio cedere alla lassezza più becera. Non che i due esperimenti possano sortire effetti diversi dai racconti estivi, ma non si sa mai.

Affiché sopravviva, ogni stagione dell’anno deve avere una sua sfida. L’estate scorsa ho iniziato con racconti brevi ispirati dal calore. Sono scivolato lentamente nell’autunno malconcio in cui ho leggermente mollato la presa; ma mi sono ripreso in inverno, dedicandomi a 30 Giorni di Kylie, tante belle memorie semplici e complesse; in primavera, per cercare di superarla senza traumi eccessivi, e senza alcun risultato in questo senso, mi sto appassionando nei momenti di lucidità a fotografare i dintorni, e questo più di tutto mi dà sollievo – catturare immagini significative a volte spesso senza senso.

Per questa nuova opportunità quindi ci vuole non una poesia qualsiasi, ma una che tocchi le corde più tese dei miei nervi in modo almeno da produrre un suono qualsiasi.

Avevo in mente di scrivere due haiku che avevo annotato nel diario ma questo qui è nato in modo così spontaneo che era un peccato sprecarlo

Tired of being brought down
tired of being brought down by you
circles of cruel voices

Ma posso sempre fare di meglio. Per ora mi consolo con il fatto che c’è sempre la poesia ad illuminare le giornate di sconforto totale. E ancora una volta non devo ringraziare nessuno per questa consapevolezza se non Dio e internet. E poi c’è sempre la lettura.

Lasciamo che almeno in questa stagione odiosa qualcosa di buono sbocci per almeno cinque minuti delle lunghissime ventiquattro ore impolverate.

Let it bloom.

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