Blogging, Diario

Blogging 201 ~ Giorno 14 (an end)

È l’ultima grande fatica da bloggatore in sfida che mi aspetta. Ma non la meno importante, da quanto saprete tra poco.

Organizzare un evento. Ecco quello che devo fare oggi. Come fosse una cosetta da niente. Ma per fortuna ho bevuto le mie due tazze di tea quotidiane quindi sono abbastanza caricato.

Appena ho letto il Vademecum del Perfetto Bloggatore di Eventi e confermo la prima impressione: è un’impresa titanica. Altro che Ercole. Qui ci vuole un’altra tazza di tea al bergamotto.

Vado e torno.

Allora, un blogging event. Il nome è molto suggestivo, come se si trattasse di un evento mondano ottocentesco, di quelli d’élite a cui erano invitati signorotti coi baffi grigi e signorotte ingioiellate da capo a piedi, troppo magre o troppo grasse per le sedie che occupavano, e che spettegolavano su tutto tranne che sui membri del circolo formatosi in quelle occasioni. Insomma, mi piace l’idea. Fa molto fin de siècle e anche un po’ art nouveau – ho letto queste due locuzioni in un libro di storia dell’arte stamattina e mi sono talmente piaciute che morivo dalla voglia di usarle, anche se finora non ne ho avuta l’occasione. Ma divago.

Di nuovo, un blogging event. Mentre prendevo il tea mi sono tornate alla mente tutte quelle volte in cui, febbricitante di ispirazione e di esaltazione, mi buttavo sulla scrivania a scrivere con la mia penna blu frettolosa pagine e pagine di poesia barbarica – la definisco così per mancanza di un termine più appropriato. Poi mi fermavo, erano passate un paio d’ore di assiduo esercizio scrittorio, inframmezzate da sospiri e sguardi fuori dalla finestra, oppure da sogni ad occhi aperti e sorrisi voluttuosi a una chiazza di sole che si materializzava sulla mia guancia o su una piccola area del tavolino; e quindi notavo all’improvviso un callo sul dito medio sinistro spuntato come d’incanto con la forma di una montagnola appena creata, segno eloquente e silenzioso che ero entrato in una dimensione più eterea e spirituale senza nemmeno accorgermene.

Mi sono sempre chiesto quale fosse il processo creativo che porta le persone a scrivere. E per processo creativo intendo proprio tutte quelle minuzie, quelle passioni, quegli stati della mente e quelle piccole amenità di fatterelli collaterali ma quotidiani e atemporali che scattano non appena l’input è dato.

Ma ho divagato ancora, incorreggibile profeta dell’acqua calda che altro non sono. La sfida che mi è venuta in mente e che propongo buttata là come un sassolino in uno stagno di ninfee à la Monet riguarda la scrittura di haiku con annessa fotografia di un istante di vita.

Morning-Fog-The-Magnificent-Natural-Scenery-

Vorrei che fosse infatti una sfida composita o complessa, il cui risultato sia più della somma dei singoli addendi. La sfida dovrebbe essere settimanale. Quante volte infatti, nella vita di tutti i giorni con il cellulare fotografiamo un momento, una particella di esistenza, un atomo di tempo che rubiamo all’eternità? Questo è un pensiero in embrione, dovrò svilupparlo bene anche con tempistica e logistica. Comunque non dovrebbe essere più dilatato di una settimana. Anzi un Sunday Haiku è anche una bellissima idea per rilassarsi e prendere ancora più ispirazione dagli articoli e dai post che i partecipanti pubblicherebbero attraverso pingback e commenti al post in cui dò il via alla sfida.

Ed ecco, si tratterebbe di una sfida, non di una gara. Non ci sarebbe competizione ma solo meditazione di fronte a una piacevole rottura che ci ha fatto smettere di pensare alla quotidianità e ci ha proiettato per un attimo oltre il tempo.

A volte quest’effetto me lo provoca una folata d’aria che mi fa sbattere contro il profumo di fiori in mezzo alla città, e dovunque mi trovi accarezzo con il naso l’aria intorno, come un cane che affina il muso e lo muove per cogliere meglio la fragranza. Allora mi fermo e chiudo gli occhi riempiendomi i polmoni di quel profumo dolce di fiore innocente; poi mi rendo conto che sto bloccando il passaggio a due o più persone che camminano dietro di me e che costoro mi stanno guardando con un punto interrogativo al posto degli occhi; quindi riprendo a camminare, ma più leggero in spirito e anche un po’ segretamente compiaciuto e orgoglioso per il fatto che coloro che sono dietro di me non hanno saputo assaporare il profumo dei fiori che mi ha fermato in modo così colpevole.

Sull’evento ci lavorerò. Grazie a queste due settimane di Blogging 201 per avermi fatto sperimentare, alla fine, una così breve gioia come quella di confessare per iscritto un piacere urbano che sarebbe rimasto inespresso.

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