Racconti

L’amicizia di Mr. Throntight (Giorno 12)

Questo è successo quando ero alla ricerca della nuvola nera, come dicono gli inglesi. Esse capitano tutti i giorni: si ammassano, si sollevano imponenti all’orizzonte che diventa di un grigio cupissimo, da esse soffiano venti maligni e poi si abbattono con pioggia violenta, dei proiettili di acqua acida che feriscono la terra dove uccidono i raccolti e lasciano prosperare le erbacce insidiose. Andavo a passeggio tutti i giorni nei dintorni della Chiesa degli Arcangeli, là dove il sentiero si innalzava e il reclinare della collina lasciava intravedere i cespugli di ginestra che decoravano quell’erta.

Timo mi aveva detto qualcosa a proposito del fatto che Mr. Throntight era sospettoso. Egli aveva aperto la porta a Mr. Whinrcylus, non sospettando di trovarselo sulla soglia di casa. Non gli aveva rivolto parola da molti anni – si erano semplicemente allontanati l’uno dall’altro per casi della fortuna – e tutt’a un tratto il figlio di Bartholomew si presentava sulla soglia di casa con il vessillo mentale di voler reclamare per sé e per Ebby i frutti di un lavoro di ricerca per cui si erano trovati a lavorare entrambi. Avevano condotto gli esperimenti e le indagini empiriche in collaborazione stretta, ma il lavoro pubblicato recava sulla copertina solo il nome di Mr. Throntight.

-Ma chi si vede! Carissimo, ciao! Dopo tutti questi anni?
-Hai visto caro? Sono ancora vivo!
-Ci mancherebbe altro! Entra, benvenuto a Bayerfield!
-Grazie. La tua casa è bellissima.
-Nah, sono i vasi che la rendono più colorata.
-Hai anche qui una serra?
-Certo, l’ho ricostruita come ho potuto quando mi sono trasferito..
-In effetti non l’ho mai saputo; quand’è che ti sei trasferito?
-Sei anni fa più o meno, da quando mia madre se n’è andata… Preparo del tè, ne vuoi una tazza o preferisci qualcos’altro?
-Una tazza di tè è ottima, grazie.
-Accomodati sul divano; io vado a mettere su il bollitore.
-Intanto do un’occhiata alla libreria se non ti dispiace
-Certo, fai come fossi a casa tua.

Mr. Throntight si girò, non cogliendo il sorriso beffardo di Mr. Whinrcylus nell’espressione dell’ultima frase. Il tempo fuori minacciava tempesta, ed era proprio ciò che Honust sperava: gli avrebbe dato la possibilità di trattenersi più a lungo in quella casa, e studiare il suo antico amico – permettendogli di prolungare la conversazione e quindi rientrare nelle sue grazie; aveva un piano per colmare le lacune degli spazi intimi del suo amico che aveva mancato di vivere negli anni passati. Intendeva recuperare iniziando da quella tazza di tè bollente con mezzo cucchiaino di miele; un rituale che avevano acquisito con l’amicizia, l’unico legame da cui poteva far ripartire la loro storia. George posò il vassoio con le due tazze, il bollitore, la zuccheriera e la scatola di biscotti sul tavolino davanti alla libreria. Era un suo vezzo quello di mettere su un disco di Tchaikovsky quando prendeva il tè; Honust se ne ricordò: <<La bella addormentata o Il lago dei cigni?>> gli chiese. Alzando gli occhi trovò che il suo amico era stordito da quella domanda: e l’effetto fu di oscurare per un attimo la vista di George, che deglutì commosso. <<Il lago dei cigni; questa è un’occasione speciale.>>


Prompt by Writing challenge 101

 

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