Diario, Racconti

Impulsi bio (Giorno 14)

Carissimo,

ho trovato un libro sull’autobiografia, la meta segreta che vorrei raggiungere; ma per rendere più interessante l’obiettivo ho deciso di rendere l’autobiografia non una meta ma l’essenza stessa del viaggio, e vorrei rendertene partecipe. Forse non hai mai visto con quanta passione riempio pagine di scarabocchi datati sin dalla tenera età di tredici anni più o meno; scarabocchi per cui ho sempre avuto la passione, anche se il risultato è sempre stato poco meno che mediocre.

I diari non servono solo a contenere lampi di poesia improvvisa e improvvisata, ma sono un valore per il me stesso documentario del futuro: se non ricordo com’ero stato è perché non ho nessuna prova di essere passato in quella fase. Mi assumo la responsabilità di annoiarti senza preavviso, e in cambio lascio a chi vorrà leggermi oltre al me stesso inimmaginabile di anni appresso un’eredità di tesori sottili come l’inchiostro e macerati come la carta; allo stesso tempo mi sembra di rinnovare l’appello disperato di Leopardi verso se stesso quando ebbe a che fare con la stessa spinta romantica su tracce di scrittura intimistica. Ti ricordi il libro gigante rosso con tutti gli scritti del caro Giacomo che avevo acquistato per onorare il suo infinito genio? Pensa che, abortiti gli sparsi progetti autobiografici, si diede alla poesia eccelsa, e come ben sappiamo fu un trionfo di quieta immortalità. Giacomo era giovane, e solo i giovani sanno quanto sia importante affidare a mezzi duraturi una traccia di ciò che ci pare non debba mai morire. Ma la maturità, i dolori, i problemi e le delusioni cambiano l’apparenza della memoria; e se questa viene affidata ad altri mezzi vivi come una famiglia o amicizie profonde essa non cederà alla polvere. Se al contrario non si ha altro modo per sfogare le inibizioni della fragilità umana, ci si dà anima e corpo alla scrittura di se stessi. Giacomo era un’anima così fragile che fece della sua vita un capolavoro intimo: la poesia si riversò su se stesso, come una fonte che torna alla sorgente dopo aver dissetato milioni di creature.

Non credo sia un caso che la categoria più usata sul blog che hai già letto sia proprio DiarioIl mio tentativo di scrivere dabbenaggini risale più o meno a quindici anni fa, quando riversavo oscenità puerili su piccole pagine porpora quadrettate e mi divertivo a passare sotto silenzio i moti dell’animo ad anima viva. Ah; no, questo non è affatto cambiato, dici. E avresti ragione a ridere di me: mi sembra ieri quando quel soffice e ingenuo diario dalla copertina cartonata fucsia era il depositario di ogni stupidaggine che poteva concepire la mia mente. Eppure il tempo è passato, le comunicazioni tra me e la carta si sono fatte più rare, solo per poi riscoprire l’amicizia che mi legava ad essa; e sembra che niente sia cambiato, come potresti pensare.

Trovo confortante ritrovare similitudini anche remote con altri luoghi e tempi e persone. L’occasione per scriverti me la diede pagina 29 del manuale di storia dell’autobiografia, dove ho trovato spiegata la coscienza umanistica dell’individualità avente per base la spiritualità tutta cristiana di Ignazio di Loyola, cui a sua volta fa capo l’arrogante Agostino. Ecco, tu che sai e rispetti ciò che provo per il fluire lento dei pensieri in linguaggio e poi in scrittura, abbi pietà di me; e se vorrai rispondere a questa confessione spillata dal fondo del bacile, scrivimi senz’altro e senza fretta cosicché io possa preparare il bollitore.

Tuo

Swann

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