Diario

Il cielo di luglio

Se avessi conosciuto questo canale l’anno scorso non avrei esitato un attimo a farne un rito quotidiano personale; comunque sono sempre in tempo, il cielo è ancora appeso lassù.

Ho sbagliato tutto nella vita; avrei dovuto studiare astrofisica. Ma ecco, la matematica non è mai stata il mio mestiere, e forse sono destinato a leggere le stelle in altro modo.

Stanotte per esempio il cielo era leggermente offuscato da qualche nube sottile, sebbene il nero assoluto del buio sovrastante fosse ben distinto dalla confusione degli ammassi nuvolosi. Appena disteso sul letto ho percepito la gravità che mi trascinava, e l’incoscienza è avvenuta – credo – subito dopo. I sogni sono stati inquietanti, sentivo la sua figura minacciosa sostenuta dallo sguardo grave, letale, pur non rivolgendomi parola. E per questo lo sento peggio che con gli altri, perché non ho ancora distinto per bene il me stesso di allora dal me stesso di adesso. A volte sono uno, a volte cambio in un altro personaggio e mi trasformo per paura o perbenismo passivo. Immaginando una vita scissa in questo modo, le stelle sono l’unica certezza di immutabilità nel loro moto. Il cielo stellato non ha contraddizioni.

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