Alcune maternità

C’è di che riflettere stando a quest’articolo sulla maternità surrogata. La mia opinione in merito è molto semplice: non dispongo di un utero, perciò non spetta a me giudicare le motivazioni di una donna che decide di partorire un figlio non suo, fintanto che questa non diventi una pratica a fini di lucro. Di solito noi fallodotati ci sentiamo in diritto di giudicare cosa è giusto e cosa è sbagliato anche in faccende che non ci riguarderebbero. Voglio dire, una donna avrà pure il diritto di partorire il figlio di chi vuole, sia esso il diretto inseminatore o no? Si tratta in ultima analisi di scelte che non riguardano una collettività, ma i singoli individui – anzi, individue. Questioni religiose non hanno un bel niente a che fare con il corpo e come lo vogliamo mettere a disposizione degli altri; al contrario hanno moltissimo a che fare con la spiritualità, privilegio e condanna reciproca della razza umana. Ma qui sconfino in un terreno che ho attraversato molte volte e di cui non mai visto i confini.

Maria piuttosto che in affitto ha dato il suo utero in comodato d’uso. E guardate che effetto ha avuto questo battito d’ali di una ragazzina ebrea vissuta più di duemila anni fa: un uomo il cui messaggio d’amore è stato travisato fino ad essere completamente stravolto ai giorni nostri. Come al solito nella storia del genere umano occidentale si è perso il cuore e si è ritrovata l’apparenza.