Racconti

L’ultimo esame

Sollevo il mondo un libro alla volta
Ho abbastanza forza per eliminare la muffa umana dalla mia vista
Il lavoro cui mi dedico è recuperare la vista degli anni persi
Ma non tutti gli anni sono degni di essere recuperati
Solo l’indifferenza è il male minore, solo la grande unicità del mio essere
E di canzoni che mi amano ne ho una miriade
Alla fine del giorno, in fondo alla mente resta la musica.

Sala d’aspetto dell’ospedale, a terapia finita.
Ciao, che fai?
Indovina. Ste domande del cazzo
Hai finito?
Certo che no, se sto ancora qui Cinque minuti e poi rimango sotto osservazione.
Come ti senti?
Non te lo dico Affamato.
Buon segno. Ti aspetto alla stazione?
O Dio no ti prego Perché, vieni fuori anche tu?
No.
Ecco, non ce l’avrei fatta Allora non ti preoccupar, mangio due panini e corro a casa.
Ok, ci sentiamo più tardi.
Anche no

Volevo diventare ginecologo, oppure maestro di matematica alle elementari. Già all’età di undici anni avevo le idee molto confuse su chi e cosa avrei fatto per vivere. Non pensavo allora che un mestiere servisse a tirare avanti; sapevo solo che questo era ciò che avrei fatto per occupare le lunghe ore diurne.

Non sapevo cos’era il concetto di lavoro ovviamente, né mi aspettavo di trovare resistenza alle mie aspirazioni. Queste due erano le professioni dei miei sogni, e per quanto mi piacesse scrivere i temi di italiano e fossi anche molto bravo, avevo deciso che mi sarei dedicato come prima opzione a insegnare – già allora mi proiettavo avanti ai miei compagni – ai bambini di un lontano futuro come risolvere i problemi di matematica e far disegnare loro rappresentazioni colorate delle tabelline; oppure mi sarei dedicato all’alleviamento dei numerosi dolori fisiologici del genere femminile.

Avevo la chiara percezione, in ogni caso, che una carriera escludeva l’altra e che quindi negli anni a seguire mi si sarebbe schiarito il percorso da dover seguire come un’illuminazione sulla via da scuola a casa. Che delusione poi quando alle medie imparai che la matematica degli uomini di questo secolo non era fatta solo di numeri! Io vivevo per la geometria semplice, quella di cateti e ipotenuse, moltiplicazioni e divisioni a due cifre al massimo! Quando scoprii le espressioni con x e y, le incognite più insidiose della storia, che orrore mi prese alla scoperta che i numeri di cui mi fidavo solo un insieme infinito!

Scoprii che quelli che conoscevo come prodotti delle tabelline erano solo una infima parte di una vastità incommensurabile, che non avrei mai potuto tenere sotto controllo e che quindi non si sarebbe mai assoggetata alla mia ristretta visione del mondo. Scoprii la filosofia dell’infinito, delle possibilità che non si esauriscono, e le potenze che spesso sono solo il rovescio della medaglia di radici quadrate. Solo al primo anno delle scuole medie poi scoprii un altro talento che custodisco ancora nel cuore, come un talismano che mi guida: il suono delle parole.

Da un dialogo registrato al corso di francese scoprii un nuovo modo di esprimere la realtà, che di recente ho ampliato con lo studio della linguistica: il gioco delle lingue straniere mi piaceva di più che annaspare nel labirinto dei numeri.


Insieme a vari tipi di carne e di pesce, ho messo in salvo nel congelatore alcune provviste di erbe, vegetali e piante cotte per quando sono solo a casa, il che accade meno spesso di quanto vorrei. Il mio caro frigorifero ha visto i miei momenti migliori e quelli peggiori dal punto di vista alimentare, soprattutto quando non rifiutavo a piè pari le verdure e la mia unica lussuria andava verso yogurt e affettati. Era anche il tempo delle passioni, quando non si guarda a ciò che si mangia purché lo si condivida con l’arcobaleno della nostra terra.


Si parla tanto di femminismo e non si ascolta mai abbastanza la musica pop, che pur avendo l’anima del guadagno becero ogni tanto lancia messaggi da non sottovalutare. Voglio ricondividere un messaggio di libertà che questa canzone famosa e ormai sconosciuta ha portato all’attenzione mondiale una decade fa, e attualizzarlo per le prossime decadi a venire:


Weekly Writing Challenge: Mistery Ending

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