Preludio: Eugene Onegin di Chaikovsky

Ieri è iniziato il corso di Storia della Musica, il cui nome ufficiale è “La regia d’opera contemporanea”; come primo assaggio di ciò che sarà trattato a lezione il professore ci ha fatto vedere due frammenti di un’opera di Chaikovsky, l’Eugene Onegin, appunto. Avevo gli occhi a cuoricino. Chaikovsky. E ripeto: CHAIKOVSKY, BITCHES. Non il primo sconosciuto a caso, ma quel grandissimo e venerabile che è Fjodor. Finalmente qualcosa di bello per me all’università.

Ovviamente essendo io allo stadio di novizio nel campo non conoscevo quest’opera. In classe ne abbiamo visto solo il finale – stracciapalle e patetico come solo un’opera ottocentesca può essere – ma mi ha emozionato non poco. Mi ha trasportato precisamente dove volevo essere, in quel mistico regno di nulla dove regna solo la musica, la melodia, i forti e i piano, le note e le emozioni. Era dai tempi del corso di Linguistica che non mi sentivo così ispirato.

Questo è l’audio di una delle due registrazioni che abbiamo ascoltato. Una nota di sottofondo: anche nel campo della musica d’arte se non ci fossero le traduzioni dei libretti non potremmo capire il messaggio delle parole che l’autore voleva trasmettere al pubblico.

 

“Ah! La felicità era così possibile, così vicina… così vicina”

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