Diario

L’ultima speranza

Mancano due settimane esatte a Natale 2014, e quali buoni propositi devo escogitare per correre ai ripari?

Bilancio in breve: fisicamente sto bene. Non posso davvero lamentarmi della salute fisica, perché potrei stare molto peggio: per esempio in ospedale a farmi ravanare gli intestini; potrei non avere una casa, l’acqua calda o il cibo per mangiare. E questi scenari non sono così remoti dopotutto.

Attività e passioni ne ho ancora di più: ho una caterva di libri e altrettanti interessi – non strettamente intellettuali – a cui dedicarmi se solo una giornata durasse 117 giorni come su Venere (per scrivere questo inciso sono andato a controllare su Wikipedia i dati del nostro Sistema Solare: ebbene sì, adoro anche l’Astronomia). È soprattutto grazie ai miei interessi che non sono ancora impazzito del tutto. Ringrazio il mio cervello di essere perennemente curioso.

Che altro? Ah sì, non ho un lavoro, potrei finire sul lastrico nel giro di due anni. Ma una soluzione c’è anche a questo, se se ne presentasse il caso. Però, però. Nel mio prossimo futuro ci sono i pranzi delle festività natalizie, andare a teatro a vedere Lo schiaccianoci, e ascoltare ore di ottima musica. Per ora non chiedo nient’altro, non potrei essere più in pace di così.

Probabilmente mancano un saio e un paio di sandali con calzini bianchi di spugna, e sono pronto per l’eremitaggio. Con molto disagio, ho scoperto che non sono capace a stare in mezzo alla società; ho scoperto di trovarmi a disagio con le persone, che non so farmi capire, che mando messaggi ambigui quando non del tutto ostili. Ma soprattutto non ho intenzione di sprecare le due briciole di affetto che mi rimangono per qualcuno o qualcosa che prima o poi mi farà male. Tanto va sempre a finire così.

Avendo notato che il tempo sono solo numeri che diamo al nostro approssimarci alla morte, e dato che il tempo terrestre è infinitamente più insignificante di quello dell’universo intero proprio non mi va di sprecarlo dietro a insignificanze brutte o vuote come guastarmi i nervi con il lato peggiore della vita. Dato che non posso (ancora) andare a vivere in una fattoria lontana dalla civiltà, guardo e registro i dettagli.

È solo per un breve lampo che rimaniamo attaccati a questa crosta di terra. Mentre a noi scadono le bollette, le lune di Giove si rincorrono. Per questo ho deciso di godermi solo il meglio che questo aggregato di materia e antimateria mi offre, ossia la Musica. È grazie alla Musica che riesco ancora a credere nell’Essere fondamentale del creato.

Oltre che misantropo sono diventato anche ripetitivo. L’ultima speranza che mi rimane sono le sonate per flauto e arpa di Mozart, o Debussy. Amo Debussy; e già è qualcosa.

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