Una prima volta

In response to The Daily Post’s writing prompt: “First!”

Non sono molto bravo con le prime volte. Soprattutto non sono bravo a ricordarle perché con l’accumularsi delle ripetizioni o dei mesi sbiadisce il brivido che le distingue. Una prima volta recente risale a ormai due anni fa e riguarda la mia prima volta sotto i ferri sala operatoria; potrà sembrare sorprendente ma è uno dei ricordi più piacevoli che mi siano rimasti di quell’anno intero.

Ero ricoverato da qualche giorno e mi faceva male il braccio sinistro a causa delle continue endovene di ferro che mi facevano quotidianamente; eppure entrare in quella fredda sala operatoria nudo e debole com’ero mi sembra a posteriori quasi la parodia speculare di una nascita, soprattutto perché appena l’anestesia iniziò a fare effetto iniziai a ridere di gusto… poi il nulla. Riemergendo dal buio ridevo così di gusto che il buonumore della morfina non mi avrebbe lasciato fino a tutto il giorno seguente.

L’allegria e il rincoglionimento pre e post-operazione sono il ricordo più bello di quelle due settimane di pioggia e disinfettante, cuscini bianchi e letti di ferro. Un’esperienza all’ospedale è una prima volta di quelle che non si scordano mai. Le risate di quel giorno hanno il suono delle prime risate di una vita intera.

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