Lost faith

In response to The Daily Post’s writing prompt: “In Good Faith”

Tutto ciò che riguarda la pratica della religione al momento mi fa star male. Mi fa star male le stragi di persone a causa degli integralisti della religione, di qualunque nazionalità essi siano.

Una strage è una strage, non esistono uccisioni di primo o secondo piano. Sono i media che le fanno passare come tali dando più importanza all’uno o all’altro evento, e la percezione pubblica finisce con l’essere sviata se non quando abilmente manipolata – e questo è accertato.

Riguardo ai terroristi, si può avere una spiritualità senza religione ma allo stesso modo si può avere una religione e non essere nulla persone spirituali. I fanatici evidentemente sono persone che non hanno nulla dell’umano senso della spiritualità – che può manifestarsi in milioni di forme diverse – o che hanno perso la loro sulla strada dell’ideologia.

In modo particolare, credo che qualcosa di fondamentale manchi a tutte le organizzazioni, le istituzioni e i gruppi socialmente rilevanti che fanno da sfondo alla vita quotidiana: il rispetto reciproco. E ripeto: reciproco. Mi sembra di averlo già detto, ma lo voglio ribadire. Si tratta del fatto che l’un l’altro rispettiamo allo stesso tempo e modo, contemporaneamente, le nostre opinioni, il nostro credo, la nostra libertà di manifestare il pensiero e la spiritualità. È così difficile?

È così difficile perché, generalizzando, ma non troppo, siamo arrivati a un punto in cui ‘io ho ragione, tu hai sbagliato ergo ho il diritto intellettuale di insultarti’; da cui ‘tu mi hai insultato ergo ho il diritto divino di ammazzarti’.

Capire a fondo questo meccanismo è il motivo per cui il passo che avevo fatto verso la religione di questi tempi mi costa fatica. Di più, mi costa fatica impegnarmi a pregare perché l’orrore di sapere che un terrorista rivolge preghiere al mio stesso amico immaginario è più di quanto possa sopportare.

In quanto cristiano ed essere umano non mi sento di formulare un giudizio sulle vicende particolari dei massacri, se non uno di assoluto orrore. La violenza, per quanto banale sia tale frase, non ha niente a che fare con la religione. Il lato positivo dell’oggi è che in giro per il web si trovano molti pareri interessanti, per cui la libertà d’opinione – almeno per ora – è assicurata.

Ma la libertà religiosa? Il mondo non si divide in Islam (‘loro’) e Occidente (‘noi’), come testate giornalistiche e televisioni stanno cercando di far credere in modo sempre meno convincente. Perciò è evidente che non si tratta più solo di religione ormai, ma di becera speculazione danarosa – come al solito. Il terrorismo non ha niente a che fare con la religione, e ha tutto a che fare con il dio danaro.

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