Diario, Racconti

Fantasia

Leggendo un saggio di critica sul postmodernismo nella letteratura ispanoamericana mi sono imbattuto in un pensiero assurdo e, poiché l’assurdo è la cifra della mia immaginazione, ovviamente l’ho seguito: da questo sentiero è venuto fuori una riscrittura breve del romanzo più famoso di Virginia Woolf il cui titolo è Mrs Dalloway inciampa in Bond Street

Credo senza falsa modestia che il racconto sia venuto fuori abbastanza divertente, ma dovuto a cause di forza maggiore sono uscito di casa con un’idea e sono rientrato senza più una goccia di ispirazione; per questo la sconda parte del racconto è venuta fuori noiosamente filosofica nonché sociologicamente fasulla. Forzando ad attenermi all’idea originale ho proseguito su quel cammino, ma niente: la forza che aveva tenuto separate le acque per lasciarmi passare sul fondo dell’oceano della mente mi ha lasciato annegare. 

A questo punto rileggerò quello che ho scritto e mettendo mano a cazzuola e calce costruirò un altro castello in aria. Ecco cosa fu, la semina della parola parodia nella mia immaginazione a far sì che da un vago ricordo di cieli nuvolosi sulla capitale e persiane di legno baciate dal sole verniciate di verde che si affacciano sul corso principale di un paese collinare, prendesse corpo improvvisamente l’immagine di una Signora Dalloway postmoderna, con il french sulle unghie e una villa di cui conosceva la campagna circostante limitatamente alla piscina dove esercitava beneficenza.

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2 thoughts on “Fantasia

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