Blogging, Lettura

Preludio: Letterestate

Ho letto una bella pila di libri in questi giorni, ed è l’unico vanto di cui posso gloriarmi. Messi finalmente da parte i libri universitari, posso darmi alla lettura di pagine che ho scelto io stesso.

Si è riproposta la vexata quaestio del secolo, ossia la scelta tra formato elettronico e cartaceo – un po’ come nel cinquecento doveva imperversare la diatriba tra manoscritto e stampa. La conclusione per quanto mi riguarda è che non riesco a decidermi, perché se è vero che il lettore elettronico è più maneggevole, è anche vero che dipendere dalla corrente elettrica per mantenere in vita il congegnetto non è affatto simpatico, anzi è l’aspetto che odio di più.

Inoltre, la consistenza delle pagine cartacee è l’emozione che più mi manca: potrà sembrare un luogo comune indegno di una mente intellettualmente aperta, ma quando mi cimento, quello schermo luminoso mi pare solo una finzione: non dura l’impressione dell’anima dietro le lettere, i periodi e lo stile che vi sono impressi, perché queste vi stanno sopra come un ologramma impermanente. Nella mutevolezza e inconsistenza dell’ordinario, ho bisogno di trovare che almeno la letteratura sia fissata una volta per tutte, in qualche modo così da poterla ritrovare sempre uguale; è un punto di riferimento insomma, e le pagine di carta stampata mi danno questa sicurezza che il digitale non credo garantisca.

L’impressione che mi fanno titoli come le Metamorfosi ovidiane o le Operette Morali leopardiane in ebook è quella di un orgasmo mancato: sfogliarli – o meglio, strusciare il dito sullo schermo – rende anche meno esaltante il godimento stesso della lettura. E adesso devo esprimere un pensiero impopolare e forse anche snob, degno del miglior topo di biblioteca: leggere sui dispositivi può andar bene per romanzetti rosa che spopolano negli scaffali dei supermercati o letture da spiaggia e ombrellone, ma per letteratura di alta qualità – che comunque resta un concetto soggettivo – un lettore elettronico mi va decisamente stretto.

Probabilmente questa mia idiosincrasia deriva dal fatto che non vado in spiaggia né prediligo arrostirmi corpo e anima sulla sabbia, perciò non c’è pericolo che Schopenhauer finisca in mezzo alle alghe. D’altro canto va detto anche questo: la praticità del Kindle quando si tratta di prendere i mezzi pubblici o di sorreggere volumi come l’opera omnia di Dante non ha prezzo. A mio sfavore c’è anche l’aspetto meramente geografico: abitando in un borgo quasi-montano di meno di duemila anime, non vi sono librerie nel raggio di trenta chilometri, perciò se come una donna incinta mi prendesse voglia improvvisa di sfogliare qualche pagina, le uniche due scelte che ho sono 1) fare previamente scorta di libri cartacei quando vado alla capitale 2) scaricare un ebook da internet (sì, internet è arrivato anche da queste parti per fortuna).

Ecco che tracciato un breve bilancio, i due sistemi di lettura in fondo coesistono, o per forza o per buona voglia.

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3 thoughts on “Preludio: Letterestate

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