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esercizio 5

Cinguettii rumorosi

non ho più un letto un cinguettio ‘ispiratore’ dal lontano 2012, quando Cher scrisse:

La diva, evidentemente leggendo in rete questa sigla, ignorava che si trattasse del titolo del consonantico disco di Madonna e non una specie di droga, perciò rimarcò con quel Wft una aspetto importante di quest’era iperconnessa: rimanere a riva anche se gli altri si vanno a buttare a fiume.

Questa è vera ispirazione per me. Questo è il minimalismo linguistico che afferma più dell’opera omnia di Hegel. Questa è la voce di favolosa dignità che prende corpo e si distingue in mezzo a milioni di androidi – no, non il sistema operativo – che ci riempiono i pixel di cinguettii misurati, controllati, di una pulizia linguistica e così politically correct da far venire la nausea. Con quel Wtf, Cher ha esternato l’esasperazione cui portano le mode, specialmente nell’industria postmoderna: l’esasperazione di dover restare sempre aggiornati sulle tendenze che la massa segue ciecamente “perché sono cool”.

In questo cinguettio c’è umanità, l’imperfetta umanità senza restrizioni, senza cinismo, senza perbenismo. Per questo mi piace Cher: perché alla sua veneranda età ha il buonsenso di usare le parolacce in modo brillante e nei contesti appropriati, perché da alle parole qualità tonali che le fanno vivere. Questa è l’onestà di cui ho nostalgia nella conversazione digitale.

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