esercizio 7: la verità dell’abbaglio

– E. Canetti

di questi tempi affidarsi alle citazioni non è proprio consigliabile, dato che neanche attraverso interi paragrafi o discorsi riusciamo a spiegarci. il paradosso della brevità è che l’autore dicendo poco può risultare ambiguo, ambiguità da cui il lettore riesce a estrapolare un certo tipo di pensiero logico solo dopo averci rimuginato sopra. per quanto mi possa ricordare delle mie letture ad oggi solamente Canetti non mette un’epigrafe all’inizio del romanzo. se è vero che le omissioni dicono più delle affermazioni, anche la mancata citazione all’inizio di Die Blendung avrà una motivazione; ma invece che affidarmi alle ipotesi, cambio rotta.

Come citazione di questo articolo ci infilo la prima pagina del suddetto romanzo, un’allucinazione lunga più di 500 pagine dove il protagonista – uno studioso schizoide che si ritrova a uscire forzatamente dal suo isolamento – guarda caso è il mio modello non-allucinato di vita. Quindi nell’unico romanzo di Canetti – e simbolicamente a partire dalla prima pagina che ho messo sussopra come epigrafe – ritrovo me stesso, al tempo stesso in una dimensione sclerotica e ideale allo stesso tempo. Questo libro, per metonimia, mi rappresenta la Letteratura, nel senso più comprensivo possibile: in essa troviamo una biblioteca di oltre venticinquemila volumi fisica, le biblioteche mentali della formidabile memoria del protagonista e le innumerevoli biblioteche minori – quantitativamente, beninteso – rappresentate dai personaggi che si muovono attorno a lui. La portata rivoluzionaria del libro, tanto più meritorio di essere letto e amato, non può essere compresa appieno se non inquadrandolo nell’epoca in cui fu scritto: la Germania degli anni 30 del secolo scorso. Letteralmente Blendung in tedesco viene tradotto illusione, accecamento, abbaglio, quindi per estensione anche inganno. Un titolo che mi viene spontaneo collegare è El mundo alucinante di Reinaldo Arenas, altro capolavoro del genere che consiglio decisamente a chi sa apprezzare i deliri letterari di voci narranti borderline, come si direbbe oggi. Vi lascio il piacere di scoprire le storie del professor Kien insieme al suo gemello cubano, Fray Servando.

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