esercizio 8: note sospese

preludio

quest’esercizio proponeva di rileggere i commenti sparsi qua e là per la rete wordpress ed espanderli in articoli più approfonditi. bene, ho ripescato un commento lasciato sul sito che leggo più spesso che riguardava il maschilismo nell’industria della musica leggera italiana dove condannavo senza appello i vari vasco e ligabue come i prosecutori di questa tradizione italiota. si sa, la musica a vari livelli veicola spesso messaggi politici – soprattutto perché poi il voto alle urne di chi apprezza tale musica ha lo stesso peso del mio.

ma poi grazie a un certo uccellino ho riflettuto: invece di contribuire a inquinare la rete, dovresti concentrarti su ciò che c’è di bello in questo mondo folle, ed è proprio quello che mi propongo di fare. voglio allontanarmi dall’industria e tornare all’Arte, che per un fine settimana si è trovata a passeggiare per le vie e dentro la gente del mio paese; per quarantott’ore l’ho visto illuminarsi grazie alla bellezza di un piccolo e colorato festival musicale che mi ha alleggerito l’animo e riempito il vuoto del centro storico di energia pura, per una volta lontano dalla meschina propaganda politica.

primo giorno

sventolavano le note di cartone e l’aria era dolcemente inquieta: non c’era che qualche nuvola a vegliare sul pomeriggio, che si riempì di promesse e vibrazioni nascoste. tutte le pietre del corso risuonavano al ritmo – protagonista indiscusso – di Hava Naghila e altre melodie che più e meno dall’anziano col bastone di noce al bambino quattrenne conoscevano. si riempie la piazza con un calderone di paesani in mezzo ai quali si mescolano parenti e amici dei componenti delle bande di strada. fa caldo; le mura del borgo trasudano la fine, l’evanescente natura delle note e dei rumori. rumori e suono si sovrappongono, e nel brodo di voci salutiamo l’estate. ma nessuno pensa all’astrattezza del tempo passato o futuro perché quello che conta è il profumo degli arrosticini di pecora e delle pizze fritte che impregna ed esalta l’aroma del ritmo. Questa è infatti l’unica occasione dionisiaca dell’anno di coniugare ebbrezza culinaria e musicale.

Le bande sfilano per il corso principale del paese e poi si distribuiscono ognuna in una piazzetta assegnata loro a diversi orari, così che chiunque a rotazione possa ascoltare il magico frastuono a piacimento. Si tratta di bande di strada miste a ensemble cittadine; e il sabato sfilano la Zastava Orkestar, l’Outside Big Band, la Banda musicale di Nepi, la Concabbanda e la Akuna Matata (in confidenza: la mia preferita in assoluto).

Di sera è fresco, di quel fresco che spinge i corpi ad alzarsi dalle sedie e lasciare i tavolini della cena sotto i gazebi allestiti nelle piazzette e andare a ballucchiare negli spazi dove si esibiscono i gruppi. le braci tengono estremamente preoccupati gli addetti alle cucine, e ivi stanno centinaia di salsicce e di spiedini a cuocere; cibo, braci e addetti ai lavori che tengono l’atmosfera piacevolmente riscaldata; nelle cucine fremono e salgono al cielo ormai scuro vapori ingrassati di pizze fritte, bruschette e gnocchetti al sugo di castrato. L’allegria dell’atmosfera non può contemplare menù vegani.

secondo giorno

un lampo ha squarciato il pomeriggio, cadendo in una delle vallate dietro la collina di casa mia: piove e continua a piovere. se di sera verranno le tacite stelle, per ora non pare probabile. Continuano a cadere fulmini, e a risuonare tuoni: soprattutto davanti alla mia finestra vedo nebbia grigio-azzurra riflettere il colore del cielo. In questo momento è come se fossi un’entità sola con le mura e i paesani: in questo momento stiamo pensando all’unanimità, in un tutti insieme assordante: ‘non succede mai niente di interessante in questo paese, e per una volta che ha luogo una manifestazione interessante, questa viene rovinata dal maltempo’. Prendo coraggio, mi bardo con giacca e ombrello largo, e in una mezz’ora ci riuniamo tutti di fuori nelle vie bagnate di foglie di oleandro cadute e goccioloni a maledire la pioggia che ha deciso di cadere proprio oggi, dopo tre mesi ininterrotti di sole. Con qualcosa dobbiamo pur sfogarci. ‘Siamo un paese maledetto’, ripetiamo con l’inflessione particolare del dialetto paesano.

Forse perché la compattezza più unica che rara che abbiamo mostrato nel rifiuto del maltempo attiva un vortice da effetto-farfalla, un vento impetuoso soffia sulla collina e tutt’intorno ai declivi meridionali, creando così una crepa nell’uniformità delle nubi temporalesche: queste cedono il passo alle correnti d’aria, e il maltempo si allontana – sono le cinque e mezza; non cadono più che dieci gocce all’ora. L’unisono delle mille persone di qui e d’altrove, concentrate e liberate nel borgo medievale di caseggiati in tufo hanno respinto la perturbazione: il cielo si rischiara e l’umidità viene leggermente asciugata dal sole, che facciamo appena in tempo a salutare prima che l’ultimo raggio colpisca le cime dei pini nel parco grande.

Dopo momenti di incertezza, le bande cominciano a tributare omaggi insieme e grazie alla costanza del coro di Baccanti in cui ci siamo trasformati; come in una tragedia di Euripide abbiamo riflesso e ribattuto ai versi del personaggio principale, la Musica, le cui particelle rappresentate dai singoli musicisti, Musica indecisa se fermarsi per altre ventiquattr’ore su questa collina, e l’abbiamo convinta a restare, a consolarci della desolazione quotidiana con ritmi che ci cullavano nell’infanzia.

Partono allora l’Euroband di Altamura, i Funky Bullets, la Banda musicale Eretina, i Calabballà e i Fanfaroma, ognuno ai suoi angoli in ordine sparso, per combattere la malinconia dell’ultimo giorno. I banchetti della cena sono meno affollati, ma le pizze fritte vanno via senza intoppi – e appropriatamente sostituiscono il pane. Lungo la via sopra i giardinetti i piccoli stand che costituiscono una sorta di mercatino improvvisato espongono manufatti artigianali di vario genere: perlopiù suppellettili e bigiotteria d’uso quotidiano.

Sono coraggiosi, questi mercanti, a sfidare il maltempo e tornare anche oggi a esporre; ma le strade si svuotano, le persone sono piacevolmente stanche di emozioni, è arrivata l’ora della birra della buonanotte. Domani è lunedì e scopriremo se per una volta i biglietti della lotteria ci hanno fatto vincere qualcosa. Sicuramente abbiamo gioito in uno spazio fatto di qualcosa di immateriale e inestimabile come la Musica.


In attesa del prossimo anno, ho raccolto in un album alcuni momenti salienti della manifestazione.

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