Lettura, Poesia

Sapori d’antichità

 

Una stradina di fronte al Verano che costeggia un lato della città universitaria custodisce dalla frettolosa folla che tutti i giorni batte quel marciapiede una bancarella di libri usati e frusti, appoggiata come una lucertola che prende il sole lungo un muro di cinta oltre il quale si ergono edifici e aule. Questo rettile di bancarella nasconde tesori di un valore che non può essere tradotto in moneta corrente, quindi il prezzo stabilito da cartelloni scritti con l’uniposca è 1 euro a volume, e il guardiano-venditore che discretamente appollaiato su uno sgabello in mezzo agli scaffali sorveglia con un mezzo sorriso le vetrine d’aria sotto cui respirano i volumi. Oggi ho sfidato gli ancor brucianti raggi solari delle tre pomeridiane dandogli la schiena e chino a disseppellire sotto colonne di tomi risalenti a un’epoca senza nanotecnologia tre volumi di un’antologia di autori greci per le scuole superiori risalente agli anni 70, e quella in foto è la traduzione di Mimnermo, uno dei poeti greci di cui ricordo letture solitarie e ripetute dai tempi del liceo, che insieme a Saffo e Teocrito controbilanciavano con i loro cromatismi aggettivali l’onnipresente e noiosa questione omerica, sempre uguale a se stessa.

Mentre già ne pregustavo la compagnia di fronte a una tazza di tisana nelle lunghe sere invernali, mi sovvenne la meraviglia: quelle pagine di un giallo tramonto, dalla grana spessa il cui accumulo su scaffali freddi e anni chiusi a riposo hanno reso fragili, ma allo stesso tempo così resistenti alla prova del tempo. Come mi sono venuti tra le mani i frammenti che contengono, quale lungo cammino tortuoso e doloroso hanno sorpassato, quanto fuoco e quanti anni luce di polvere e secoli hanno attraversato parole e filigrana per giungere a quella doratura e finire indifferenti e superbi alla velocità dei passanti, come anziani senza bastone da passeggio che guardano seduti sulle panchine dei parchi cittadini i giovani sfrecciare su automobili e veicoli superveloci, fino a quella bancarella quieta e assolata, in un pomeriggio d’autunno!

Quando leggo un libro come quello che tengo tra le mani a primo impatto non mi rendo conto del peso degli anni che vi si sono accumulati sopra; si percepisce solo tutt’al più lo stato di conservazione che si palesa sotto gli occhi, mai riflettendo che questa edizione degli anni settanta, per esempio, sopporta tra il suo centinaio di pagine un carico ben più pesante: i millenni che vi trascorrono a ritroso ogni volta che gli occhi leggono un frammento e se ne innamorano. Per questo amo i libri, e per questo mi affascinano: perché ogni corpuscolo materiale di cui sono costituite queste anime di carta stampata racconta universi che hanno una voce, la nostra stessa voce.

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