Cronache, Racconti

La principessa che si salvò dall’ideologia

Grazie alla notizia orribile del giorno possiamo riflettere insieme sugli abissi in cui si cade quando la normalità e l’attaccamento all’abitudine generano il sonno della ragione, come qualcuno diceva.

Quel che è certo è che la reazione dei due genitori è comprensibile – con molta fatica da parte mia – se si conosce la cultura ideologica – perché di ideologia si tratta, cari hector projector – in cui i due si ritrovano a sprofondare: quella cattonazista. E no, non mi vergogno a definirla in questo modo: due adulti che a causa delle loro convinzioni tolgono con la forza un minore da un ambiente in cui aveva sviluppato amicizie e affetti, come li chiamereste voi?

E il punto è proprio questo: i due genitori, spaventati dalle campagne menzognere create ad arte dalle congreghe di prelati e conniventi, vedono nelle nuove forme di educazione alla libertà di identità di genere una minaccia all’ordine prestabilito, prestabilito, è bene sottolinearlo, dall’ideologia cattolica.

Questa novità minaccia una situazione che se posta in essere potrebbe distruggere per sempre una cultura come quella cattolica romana, di cui il patriarcato è il pilastro fondamentale e la radice da cui s’irradiano tutti i pregiudizi e gli stigmi in cui ancora oggi cadiamo e di cui siamo incoscientemente vittime. Cosa c’è di male se una principessa salva un principe? Al massimo vivrà per sempre felice e non sottomessa.

Quei bravi signori stanno facendo il possibile per sradicare le nuove tendenze al rispetto, e ci riescono utilizzando proprio quel tipo di propaganda che denigrano tanto nel ‘gender’. Chi di noi non si fa spaventare dalle minacce di inferno e scomunica comprende appieno le possibilità che il ‘gender’ apre alle nuove generazioni: la possibilità di crescere liberi da complessi, diversamente dalle precedenti generazioni, e auspico anche dalle istituzioni religiose. I diffamatori del ‘gender’ sono quelli che vedono come prossima la distruzione della propria ideologia, quella religiosa cattolica, la cui propaganda viene portata avanti da molto tempo nelle scuole con l’ora di religione.

Allora oggi scrivo anche io una fiaba che ha per protagonista una principessa, con i miei auguri a tutte le principesse che non vogliono sposarsi e a tutti i principi che vogliono essere principesse.

C’era una volta una principessa di nome Lucia che voleva un figlio, ma non riusciva ad averlo perché non aveva ancora conosciuto un principe degno di questo nome. Un giorno, passeggiando per il villaggio s’imbattè in una bambina magrolina con gli abiti sporchi che chiedeva l’elemosina. La principessa le disse ‘come ti chiami?’ la bambina rispose ‘Ariel’. ‘Ariel, ti piacerebbe indossare il mio vestito?’ ‘Sì’, esclamò la bambina spontaneamente e la principessa, commossa dalla gioia di quella creatura coperta di stracci le disse: ‘allora vieni con me’.

La principessa portò Ariel a palazzo, la vestì con un abito uguale al suo nei giorni di festa e negli altri giorni della settimana le insegnò a curare l’orto reale che la principessa aveva progettato lei stessa, a cogliere la frutta, a piantare le barbabietole, zucchine, melanzane, pomodori, cicoria e le piante aromatiche che spediva in cucina e che rendevano i pasti a corte i più saporiti di tutto il regno; in breve la principessa crebbe Ariel come fosse sua figlia, le insegnò a leggere e scrivere l’alfabeto e la musica; le piacquero talmente tanto che ogni mese a corte si metteva in scena un’opera scritta da Ariel e in cui lei stessa recitava, e lei stessa sceglieva gli attori tra i garzoni del palazzo e i bambini del villaggio.

La principessa non si sposò con un principe perché non ne sentiva più il bisogno: aveva realizzato il suo desiderio di essere madre e avere una figlia cui dedicarsi. Nel giorno del suo dodicesimo compleanno, la principessa disse ad Ariel: ‘un giorno questo regno sarà tuo, ma se non lo vuoi, puoi vendere il palazzo e andare in giro per il mondo e fare l’attrice. A me piaceva fare la principessa, ma non è detto che anche tu debba farlo’. E Ariel, quando giunse il suo diciottesimo compleanno, decise di prendere la corona, ma non vendette il palazzo: fu un’instancabile viaggiatrice, scrisse molte opere teatrali e musicali che furono rappresentate in tutto il regno e anche fuori, e dopo aver visto il mondo, scalato le montagne più impervie e camminato lungo le rive dei fiumi più lunghi del mondo, aprì una scuola di danza e teatro per bambine e bambini poveri perché il suo sogno era che tutti fossero felici come lei quando indossava il suo abito da attrice.

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