Blogging, Diario

Addio alle reti

Questo articolo, forse, probabilmente, magari, finalmente troverà luce. Ora posso scriverlo davvero:

addio alle reti!

che oltretutto è un bellissimo titolo per un’autobiografia brevissima. Ma andiamo con ordine.

Il computo non potrebbe essere meno impreciso: per la tredicesima volta ho lasciato facebook, e questa volta dovrebbe essere la volta buona. Ho premuto il pulsante delete altre volte, ma ho sempre recuperato l’account. Ma stavolta faccio sul serio: infatti ho deciso di scriverne. La causa dell’abbandono è presto detta: non ci scrivevo più per nulla, giusto ogni tanto qualche passo dei libri che leggo. Ho preso la decisione senza esitare: avendo fatto l’ennesima segnalazione di incitamento all’odio razzista di una pagina cattonazista e avendo ricevuto per tutta risposta ‘abbiamo controllato e il commento rispetta le linee nostre linee guida’, mi godo il meraviglioso piacere di non essere più connivente di una rete sociale che lascia diffondere svariati razzismi.

Cancellare l’account facebook è una procedura che è stata volutamente resa insidiosa – seconda solo alla procedura per eliminare un account skype: dopo il momento in cui decidi che quel delete è veramente definitivo, devi attendere quattordici giorni; se entri per sbaglio con le tue credenziali prima che siano passate le fatidiche due settimane, il conto alla rovescia fino a quel momento si azzera: compare una pagina dove ti viene data la scelta di ripristinare il profilo oppure di continuare con l’eliminazione. Però, però: in questa schermata viene mostrata la data di eliminazione dell’account che precisamente cade 14 giorni dopo l’errato login. Quindi l’agonia della soppressione è prolungata per altri quattordici giorni. Perciò se avete ripensamenti e fate il login durante quel limbo di due settimane diluirete soltanto l’agonia; è bene essere decisi fin da subito. Anche perché prima di dare il via all’operazione-addio avete fatto un backup di tutti i vostri dati, vero?

L’occasione è perfetta per mettere insieme una tirata anacronistica (me ne rendo conto) contro questa tendenza al paradosso digitale: quella domanda, quella questione ormai così retorica, affiora come una larva di zanzara dalle profondità di acqua verdognola dentro un catino del secolo scorso: davvero cancellare un’identità virtuale è diventato così importante? tumblr_oc8bbq7psn1r7hqy7o1_500Perché esitiamo di fronte a un gesto così definitivo? E perché cancellare un profilo è diventato esso stesso un gesto rivoluzionario? Siamo talmente dipendenti da facebook che non possiamo farne a meno? La risposta non può che essere affermativa: ne è la prova il fatto che il commento di un anonimo razzista mi abbia toccato tanto. Ma non è per il ‘vorrei bruciarvi vivi’ o le varie invocazioni di supplizi e inferni che mi fanno rabbrividire, ma il fatto che nel caso specifico questi tipi di violenza digitale vengono ampiamente ignorati da chi dovrebbe avere il compito di sorvegliare il campo: vere persone – che traggono di che vivere dall’utilizzo delle reti da milioni di persone, tra l’altro – ignorano gli abusi con un gentile messaggio preimpostato e finto. Per questo motivo rifiuto e diffido delle identità puramente virtuali.

Un tizio con cui uscivo non aveva facebook, e quando le mie amiche l’hanno saputo hanno strabuzzato gli occhi e l’hanno guardato con tanto d’occhi come fosse un insetto proveniente dalla quinta dimensione. Non fatico a immaginare un futuro in cui le nostre identità fisiche non conteranno più, ma solo quello che scriveremo, creeremo, diremo, riverseremo su internet sarà la realtà per come l’abbiamo intesa finora; insulti e violenze comprese, che continuando di questo passo continueranno a dilagare. Ma voglio spingermi più in là con l’immaginazione.

La mia decisione allora, per quanto insignificante e individuale, non ha affatto la pretesa di combattere questa tendenza al cibernetizzazione dell’anima; voglio solo dimostrare a me stesso che c’è ancora vita godibile prima di quel lontano 2115 d.C. quando avremo bachi elettronici nel cervello, la capacità di leggere i pensieri altrui e avere orgasmi per mezzo di ologrammi. twitter-dead-croppedImmagino anche, giusto perché posso ancora farlo, che allora anche il calendario sarà cambiato e il computo degli anni non sarà più a partire da Cristo (who?) ma dalla nascita di facebook, o perlomeno dalla sua quotazione in borsa, considerata la deriva ipercapitalista che sta prendendo il nostro piccol globo denaracqueo. Parleremo tutti un inglese pangeale e ci nutriremo di polistirolo senza glutine, come tanti Eta Beta senza il gonnellino portatutto.

L’unica consolazione è che per allora non sarò più.


Nota a margine:

dopotutto ho recuperato anche stavolta il mio account facebook. Sono fatto così. Era iniziata con tutte le buone intenzioni questa crociata, ma poi ho fatto alcune domande di lavoro per posizioni riguardanti il mondo dei social media, e ho riflettutto sul paradosso che sarebbe venuto a crearsi di qualcuno che aspirando a lavorare per il web apparentemente non utilizzi le piattaforme stesse: ma tale paradosso viene a cadere, almeno agli occhi, se si pensa quale grande potere hanno i social media sul mondo contemporaneo; il buon social media manager infatti conosce questo potere e non lo sottovaluta, anzi rendendosene conto, cerca di tenersene fuori quanto più può. Almeno per me, che mi considero abbastanza maneggiato nelle dinamiche social, questo è il fatto.


seconda nota a margine ~ un anno dopo:

questo articolo lo scrissi circa un anno fa, quando ero ancora indeciso sul da farsi. ora invece non solo ho eliminato quel profilo facebook, ma anche gli altri tre che creai in seguito, pentendomi a giorni alterni della perdita di tanti e tali amicizie virtuali, che mi davano così tante emozioni che non riuscivo più a trovare dischi di conservazione dei dati in cui conservarli. inoltre, meraviglia delle meraviglie, qualche decina di giorni fa ho cancellato anche il profilo twitter, il mio secondo storico profilo twitter, quello che inaugurai nel 2012. cancellare twitter è ancora più difficile che cancellare un profilo facebook, perché non c’è un’opzione specifica per la cancellazione definitiva, ma bisogna attendere trenta giorni dopo la disattivazione del profilo per l’eliminazione definitiva.

come si fa a rinunciare alle reti sociali? come si può vivere nell’isolamento? purtroppo il mio isolamento non è completo: mi manca ancora whatsapp da eliminare. 4404dd95e2f28226d5405d33fc61e5b1ma l’ultimo scoglio, si sa, è sempre il più arduo da dominare. che ne sarà poi di coloro con cui tutti giorni scambio conversazioni così interessanti, i cui pensieri e repliche così esaurienti non possono che ispirare i sentimenti più elevati, la certezza della bontà dei miei contatti?

il tempo è la risposta. so che ormai non è una risorsa che si prenda in considerazione per periodi più lunghi di venticinque minuti; ma il tempo addolcisce la forma delle montagne che i terremoti della società creano, rende capaci le persone di indifferenza nei riguardi di fatti di capitale importanza come chi ha caricato l’ultima foto o ha espulso l’ultima arguzia nei confronti della celebrità del momento.

Erano mesi e mesi che sognavo un ristringimento di spazi virtuali, e grazie alla Volontà ora mi è rimasto solo questo spazio in cui scrivere, che basta e avanza.

 

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