Cronache, Diario

Debutto

Domenica parteciperò alla mia prima uscita ufficiale con la Banda musicale di Kollywood. Sono nervoso ed eccitato ovviamente, come se stessi per affrontare un esame universitario qualsiasi. Anzi peggio: è come se si fosse aperta una seduta di laurea in anticipo di qualche mese, con la commissione giudicante composta dal paese intero (saranno almeno tre decine di persone che prenderanno parte alla manifestazione!), e infatti solo uno con qualche problema di gestione delle emozioni in pubblico poteva essere così prevedibile da scegliere di suonare uno dei fiati più acuti, che nella disposizione per file rimane bellamente nella prima. In ogni caso, domenica avvengono i festeggiamenti del 4 novembre in ritardo, dato che quella data cadeva nel bel mezzo della settimana; festeggiamenti che ricordo con poco piacere e molte perplessità, soprattutto per quanto riguarda la componente patriottica filo-fascista che di solito anima lo spirito di chi vi partecipa.

E in effetti è così: da pacifista quale sono, una giornata che celebra le forze armate non attira le mie simpatie particolari, ma sento che in qualche modo l’altro motivo di celebrazione (la fine della prima guerra mondiale) debba essere ricordato e far parte della memoria storica di cui i luoghi portano le effigi – mentre farei volentieri a meno dei toni grigi e vanagloriosi con cui vengono portati avanti a tutt’oggi i discorsi di queste celebrazioni; a Kollywood e nelle annesse frazioni di Highville e Sisiwood infatti sono presenti quattro parchi di piccola statura monumentale – due situati fuori il centro storico e gli altri due rispettivamente dentro i centri delle fraziocine – il cui centro sono le lapidi commemorative su cui sono scolpiti i nomi dei soldati caduti in guerra, e che vengono letti ad alta voce dai singhiozzi commossi di un vecchietto ultraottuagenario di sesso rigorosamente maschile i cui capelli bianchi come la neve sono coperti dal fardello moralmente più pesante del marmo delle lapidi di un cappello delle forze armate dalla foggia antica.

Al di là del folklore che questa ritualità rende evidente allo sguardo esterno di chi non conosce o non crede alla cultura dei piccolissimi paesi di provincia, quello che più da vicino mi impressiona di tutto ciò è il fatto che il mio primo e vero debutto in banda fu proprio in occasione di questa ricorrenza, ormai più di quindici anni fa. Perciò forse non è del tutto illegittimo sentirsi come a un battesimo di sangue, solo che qui invece del sangue verrano spillate note musicali, e scusate se è poco. Ricordo che far parte di questa cultura della grande narrazione storica che si concretizza nel piccolo era una sofferenza per il già pacifista me-dodicenne; ora ne sono invece in qualche modo affascinato: ne riconosco infatti i meriti nell’avermi dato una base da cui partire: la vera battaglia che domenica celebro allora con il debutto-bis in realtà non è la fine della prima guerra mondiale, ma una molto più piccola e personale, ma non meno universale che ho portato avanti negli anni.

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