Cronache, Linguae

Sui generis

Dearest

adoro quando questi aggeggi digitali offrono la possibilità a chi come voi ha ancora una speranza di far rispettare anche e soprattutto linguisticamente il tuo prossimo. Con questa app per il web, puoi imparare a utilizzare in inglese i pronomi di tutti i generi grazie a esempi facili. (È ovvio che avrete imparato a parlare inglese, o qualunque cosa sarà intesa come lingua inglese quando voi sarete discenti.)

Se c’è una cosa che ho imparato nei precedenti due anni è che la lingua non è uno strumento innocuo solo perché tutti la possono utilizzare; anzi è proprio per questo che forse è così pericolosa. Le parole e la grammatica possono ferire. Come dice la pagina about di questa app web le parole possono far sentire di merda la persona cui ci si riferisce se sputate fuori come insulti. I pronomi a loro volta, proprio per la loro qualità deittica, sono una classe di queste parole; essi classificano in modo netto e inequivocabile l’entità a cui si riferiscono, e per questo coloro che non si rispecchiano nelle due sole categorie di maschio e femmina cercano altri orizzonti; spero che per quando starete leggendo queste parole, la scuola avrà assimilato l’inclusione di genere come uno dei principi fondamentali.

Nella maggior parte delle lingue naturali i pronomi sono generalmente binari: prevedono cioè solo i due generi di maschile e femminile, con in più il genere neutro che però viene usato per concetti astratti o inanimati (vedi tedesco e spagnolo). L’inglese finora non ha fatto eccezione, eppure da qualche anno sono stati ufficiosamente introdotti nell’uso linguistico dei pronomi, non adottati nel registro standard, che le persone che non si riconoscono né nell’uno né nell’altro sesso adottano perché avvertono che meglio esprimono la loro identità di genere.

Mentre rivedo questa pagina, è stata proclamata parola dell’anno il pronome they: nello specifico, la bella notizia riguarda il fatto che le grammatiche tradizionali prescrivono che si utilizzi solo per il plurale, mentre da quest’oggi gli è stato ufficialmente riconosciuto il suo statuto di pronome utilizzabile anche per designare entità singole qualora non si possa o non si voglia loro attribuire un’identità di genere. La passione per l’uguaglianza la raggiungerete tra di voi anche riconoscendo e celebrando tali conquiste.

Ecco una delle cose buone che l’attuale imperialismo linguistico anglofono può portare nella nostra lingua: il fatto che non tutte le persone si sentono a loro agio nell’identificarsi univocamente nei generi maschile o femminile, con tutte le conseguenze sociali che questa identificazione comporta. Dell’imperialismo parlerò un’altra volta.

Vi do un compito. Vorrei che leggeste questo intervento in una conferenza sui temi di genere, e vorrei che ispirandovi a esso inventaste dei pronomi tutti vostri con cui identificarvi; è un inizio per diventare chi volete essere.

Swann

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3 thoughts on “Sui generis

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