Cronache

È suonata la sveglia

Ci risiamo: di fronte alla realtà dei fatti, l’oscurantismo italiota ha ripreso a farsi sentire.

Come abbiamo saputo non senza un certo schifo, la regione lombardia – simbolo di un progressismo che si rivela spesso come elitismo – ha acceso il pirellone milanese con un messaggio francamente razzista, proprio perché il giorno dopo ci sarebbe stato un sit-in nelle piazze italiane per chiedere a gran voce i diritti civili. Nello stesso tempo, i cattointegralnazisti si lamentano dello spreco dei soldi pubblici per illuminare d’arcobaleno le facciate dei monumenti cittadini di mezza Italia, ma i soldi pubblici che finanziano l’ora di religione cattolica in uno stato che dovrebbe garantire laicità non sono mai in discussione; oppure denigrano tanto le unioni civili e l’utero in affitto ma sostengono che lo stupro di un minore è meno grave di un aborto. Mh, c’è qualquadra che non cosa. Per fortuna le reazioni satiriche dei social come Twitter e Facebook non si sono fatte attendere, perché di fronte all’ottusità di gente che vorrebbe la donna in cucina e sottomessa non c’è da fare altro che mettersi a ridere.

La mia esperienza: io e i miei amici eravamo invece al Pantheon che partecipavamo a una giornata di speranza collettiva, consapevoli che esistono due società contrapposte dentro l’Italia, una cattonazista che di giorno grida al Family Day e di notte compra sesso dai tanto infamati (sempre da loro) sex-worker, l’altra consapevolmente a favore della storia: Napoli, Palermo, Perugia e tante altre piazze italiane gridavano a gran voce il riconoscimento giuridico di ciò che già abbiamo scritto nella Costituzione. Eppure, eppure.

Nota personale: a dir la verità, sebbene la piazza fosse piena non ho avvertito un gran coinvolgimento emotivo. Somigliava più al punto di arrivo in un percorso da gay pride qualunque; non sono contrario ai Pride ovviamente, solo che a quelli cui ho partecipato negli anni precedenti mancavano di contenuti: se insieme alla gioia della sfilata e della musica e dei colori ci fossero anche programmi d’azione politica di un certo spessore, allora sì sarebbe tutta un’altra musica.

Come cantavano gli Inti-Illimani: el pueblo unido jamás será vencido. Questo mi auguro per il futuro bene degli italiani, immigrati, cittadini, irregolari, transessuali, extracomunitari, single, zitelli e fecondati in vitro.

Bilancio totale: oggi siamo in piazza e siamo tanti, stufi di essere trattati come la merda.

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