Sulla magia di crescere

Aver letto questo nuovo volume della mia saga fantasy preferita implica in una certa misura un ritorno al tempo perduto.

Tutto iniziò un’estate di tanti anni fa, quando il quarto volume era già uscito in traduzione italiana e del quinto sarebbe arrivata tra poco nelle librerie e in tutti gli spazi commerciali disponibili. Ero andato a trascorrere qualche giorno al mare a casa di una nostra parente, e siccome trascorrevamo giornate intere al mare ma di socializzare non ero molto entusiasta né capace, non avrei potuto trascorrere in altro modo le lunghe ore sotto l’ombrellone che sprofondato tra le pagine di qualche libro. Il quinto volume uscì proprio in quella settimana sulle rive dell’Adriatico, e ricordo che trascorsi tutta la vacanza incollato al libro, riemergendo da esso solamente a ore pasti.

Poi uscì il sesto volume, prima in lingua originale poi ovviamente in traduzione, e li acquistai entrambi; quando infine uscì l’ultimo volume, il capitolo conclusivo, divorai le pagine prima in lingua originale, perché sapevo che poi avrei avuto un’intera traduzione da scorrere; ma poi quando venne anche l’ultima pagina della traduzione italiana, mi accorsi con dolore che non c’era niente da fare: quella era davvero la fine, come anche si evinceva esplicitamente dalle terribili risposte in questo senso date dall’autrice alle numerose interviste che al tempo i giornali le dedicavano. Questa era dunque davvero la fine del mondo di Harry Potter; del mio personale mondo magico donatomi da una divinità lontana e imprescindibile – come d’altra parte lo sono tutte le divinità per coloro che sono privi di facoltà razionali di giudizio. Il mondo di Harry Potter era il mio idolo perché, adesso me ne accorgo, mi aveva insegnato e accompagnato per anni durante le mie proprie battaglie. La sensazione di impotenza di fronte alla parola Fine, quando si tiene in così alta considerazione un oggetto da cui dipendiamo così spiritualmente, è un fenomeno da cui un adolescente introverso non si riprenderà facilmente – è come appunto se un amico di quei tanti con cui quotidianamente si confidava avesse improvvisamente interrotto lo scambio. Ma da questo lutto, l’adolescente imparerà a cavarsela da solo grazie alla lezione che ha imparato.

Dopo quasi due lustri di distanza, il passare del tempo si fa sentire attraverso il riverbero della memoria. Alcuni gusti in fatto di amicizie sono cambiati, alcuni sono stati approfonditi, alcuni purtroppo si sono dispersi nelle pieghe dei giorni, ma tornano a farsi ascoltare quando se ne presenta l’occasione favorevole. È notevole pensare che quando mi innamorai della saga di Harry Potter non c’erano ancora la connessione adsl, non esistevano gli smartphone, né gli ebook, né social network. Credo che la mia sia l’ultima generazione a poter conservare questo ricordo, di mondo senza tecnologia pervasiva. Poi venne la maturità, il web 2.0 e il villaggio di Hogsmeade si popolò di migliaia di persone che avevano letto o stavano leggendo e scoprendo di amare questo libro: anche Hogwarts fu investita dalla globalizzazione che oggi tanto ci angoscia o ci esalta. Ma allora mi sembrava di essere il solo a custodire questo tesoro di amicizie, leggende, storie, tradimenti, battaglie e paesaggi, sebbene non mi sentissi affatto solo.

cursed child cover

Oggi ho scaricato l’ottavo volume della saga, e mi sembra di riabbracciare dei vecchi amici che hanno avuto figli e figlie – in questo la realtà si intreccia con l’immaginazione. Nella realtà cronologica, pochi anni separano la mia esistenza da quella di Harry, Ron, Hermione e Draco; e questo è ciò che rende meravigliosa e che mi ha emozionato di più in Cursed Child: noi primi lettori della generazione di Hogwarts siamo personaggi che hanno vissuto le lotte e le battaglie a fianco del nostro trio preferito avendo la stessa loro età anagrafica; e oggi questi personaggi hanno dei figli. Siamo cresciuti con la consapevolezza che un mondo fantastico come quello di Harry Potter dona a chi la sa ricevere una morale e un’etica che le grandi religioni non hanno saputo insegnare, senza esagerazioni. Siamo la prima generazione ad aver ricevuto un’educazione laica, areligiosa e letteraria. Per questo oggi aprire e leggere l’avventura dei figli di Harry, Ron, Hermione e Draco è come leggere le avventure dei miei propri figli e donar loro questa educazione al rispetto e al voler bene.

Per questo mi sento fortunato a onorare questo libro e l’autrice, la quale ha cresciuto una generazione di figli attraverso il potere della letteratura. Oggi siamo tutti Harry, Ron, Hermione e Draco, e abbiamo dei figli che dobbiamo preparare ad affrontare il malvagio che è là fuori, dobbiamo guidarli e dir loro che nelle battaglie non sono mai soli.

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