Linguae, Musica

Repenitere

È stato rilasciato in rete a causa di ignoti pirati, ben cinque giorni prima del rilascio ufficiale, il nono album in studio – cioè il nono album di Britannia Lance, al secolo Britney Spears, una delle mie dive pop preferite fin dalla più tenera età. Tali rilasci pirata dei dischi incisi da cantanti di maggior successo commerciale hanno visto un’impennata negli anni dieci del terzo millennio grazie alla diffusione della rete duepuntozero. Ebbene, dopo la spaventosa tecnorincotronica parentesi dell’ottavo album eponimo Britney Jean finalmente i fanatici sostenitori della bionda principessa (ormai rincoconita) della louisiana hanno avuto un bel regalo di fine estate, qualcosa con cui muovere le chiappe ballare per tutta la prossima stagione invernale e oltre.

Per quanto mi riguarda, ho aspettato, mi sono trastullato, ho esplorato, scoperto e imparato a fare l’amore con tanti diversi tipi di musica in questi anni in cui la bionda Britney, il mio primo amore pop in assoluto, non aveva tirato fuori musica ballabile di qualità. Anno bisesto anno funesto, dicono. In questo caso è del tutto falso: un album di musica pop come Glory non ha niente da invidiare a gemme indimenticate come In the Zone e Blackout. Durante il tempo che ho passato ad ascoltare Glory mi sono tornati in mente tutti i motivi per cui ho continuato ad amare la musica pop, senza dimenticare le lezioni degli altri generi: perché in fondo è gioia e divertimento puro, ed è fatto della stessa materia dei sogni. Prendo un attimo in presto Hegel per riassumere il percorso che hanno compiuto i miei gusti musicali:

Tesi: Britney Spears
Antitesi: Mozart
Sintesi: Gioia

D’altra parte mettere a repentaglio la nostra vita interiore permette, a posteriori, di ringraziare i noi stessi passati e ormai morti per gli errori commessi, le strade senza uscita e quelle imboccate per sbaglio.

Ultima nota filosofica: quella che di solito viene vista come come mera mercificazione di note musicali può raccontare molto di sé e fungere come da vera e propria catarsi; come ritrovarsi sorridenti davanti a uno specchio e sentirsi completi, seppur con qualche ruga e qualche capello bianco in più. Chi l’avrebbe detto che avrei trovato un pezzo di me in una traccia come Clumsy, per esempio.


Curioso come nel passaggio da una lingua all’altra di solito servano più o meno parole per concettualizzare al meglio un significato.

Per esempio: prendiamo spunto dalla parola del giorno:

ing. jeopardize – it. mettere a repentaglio

Siccome parliamo di etimologie, siamo nel campo delle probabilità. Consultando le fonti a disposizione in rete, sembra che il destino della coppia sia rintracciabile a partire dall’antico francese in due costruzioni diverse ma in qualche modo sinonime che si sono evolute seguendo strade diverse, ma rincontratesi qui, oggi, su questi schermi, per il divertimento di un linguista passaggero, il quale potrebbe aggiungervi almeno altre due etimologie provenienti da spagnolo e portoghese.

Dal significante al significato. Entrambe le locuzioni sono comprese nel campo semantico del pericolo. Mentre nel caso di jeopardize si tratta di un verbo che viene molto usato nelle serie tv, soprattutto statunitensi, l’equivalente italiano non ha un così largo uso nei media italiani – in questo corpus italiano per esempio il solo sostantivo repentaglio ha 444 ricorrenze contro le 10.000 e oltre di pericolo; è anche vero che dovrei controllare le occorrenze in cui quest’ultimo compare solo come parte della perifrasi verbale, ma ringraziando Mercurio non sto scrivendo un saggio accademico, quindi posso saltare direttamente alla conclusione che c’è una considerevole variazione diafasica tra i due termini italiani.

Daily Prompt

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