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Divenire

Nel pensiero che la Storia sia tutto ciò che l’Essere mette a disposizione dell’umanità si commette un peccato di superbia di non poco conto, soprattutto perché tale peccato è un abbaglio prodotto dall’illusione che la specie umana abbia valore sopra ogni cosa.

Se può esserci una legge generale che regola la creazione del mito, religioso o spirituale che si voglia, essa risiede nel fatto che l’homo sapiens da quando divenne tale non fa che credersi il centro dell’universo, quando tutt’al più, per quello che se ne sa, esso si trova su un proverbiale granello di sabbia in una spiaggia assolata.

Da ciò deriva che se immaginiamo l’intero cosmo come un dizionario in cui siano contenute tutte le parole di tutte le lingue mai parlate, la Storia ha in esso l’esatta proporzione e posizione della parola che viene a designare. Come una formica che si credesse l’ape regina di un milione di alveari, la Storia sono solo parole a mucchietto, allucinazioni e ferocia.

Il fatto poi che il divenire cieco in cui siamo stati impunemente chiamati a combattere allo scopo di perpetuare la materia galattica sia stato ordinato da qualche arrogante cantastorie in favolette per bambini spaventati, in seguito divenuti nemici l’un l’altro, indica che tutta la Storia è stata in tal modo male interpretata: non c’è nessuna linea retta che porta in alcun posto, non c’è alcun cerchio che si chiude nel ripetersi su se stesso.

Triquetra

Il Divenire, che personalmente preferisco alla parola Storia, non può essere concettualizzato secondo la geometria euclidea, per il fatto che in esso si posso distinguere empiricamente almeno tre dimensioni – perciò né la retta né il cerchio vanno bene come modelli di realtà. La quarta dimensione, quella temporale o del Divenire, o meglio la mancanza di essa nelle concettualizzazioni delle narrazioni mitiche ha fatto sì che l’uomo potesse sentirsi rassicurato nella semplice fissità delle illusioni create e non impazzisse di fronte alla infininita variabilità delle combinazioni delle quattro dimensioni.

Lasciare fuori il tempo, che non è altro il movimento, il cambiamento lento, inesorabile e arbitrario delle cose, fu l’errore degli antichi.

Ispirazione quotidiana: Mistake

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