Racconti

Generous

 

Elvino e Lisa andarono a prende il caffè da Teresa, una cugina di lei. Entrati nella piccola cucina trovarono la vecchia madre Grazia seduta al suo posto a capotavola, davanti alla finestra aperta, che li aspettava con due piatti pieni di pesche dolci e paste tedesche. Le prime, dall’aspetto incontenibilmente squisito come solo una pesca fatta in casa può avere, eccitarono i sensi di Elvino, ma dovette contenersi e rinunciare ad assaporare del tutto – neanche la metà, sono guarito ieri, non voglio sentirmi male di nuovo a causa della mia ingordigia – la rosea e friabile pasta brisé resa molle dal ripieno alla crema pasticcera e dalla bagna di alchermes. Invece prese volentieri una deliziosa pasta tedesca, più austera nell’accompagnare la tazza di caffè ma soave e leggera come un cucchiaino di miele nel boccone finale. Questi due dolci erano lo stemma di famiglia, due delle tradizioni culinarie più solide che il paese aveva mantenuto; Teresa e Grazia, le fornaie più rinomate del paese che avevano avuto un’attività pasticcera prospera per molte decadi, erano ben liete di offrire quello spettacolo di zucchero e creme ai loro due parenti prima di uscire. Elvino doveva infatti accompagnare con la macchina Lisa e Teresa alle esequie di un loro parente anziano, e Teresa aveva invitato madre e figlio a casa sua un’ora prima per prendere un caffè.

Mentre versava il caffè, Teresa disse con enfasi a Elvino di servirsi ancora di un’altra pasta tedesca, o di prendere una pesca:
‘Prendi, a zia, queste le ho fatte per Piero, ma me ne sono lasciate un po’ perché piacciono pure a noi!’ disse sghignazzando.
‘Grazie zia, ma il liquore sulla crosta mi fa male alla digestione quindi purtroppo non posso mangiarle’ dissi a malincuore.
‘Allora solo una!’ m’incoraggiò zia Grazia.
‘Non posso proprio zia, mi rincresce non sai quanto, adoro le pesche’ ammisi amaramente.
‘Allora prendi un’altra pasta tedesca, a zia!’
‘Grazie zia, ne ho già mangiate tre, non vorrei esagerare!’ e così via, rimbalzando da Teresa a Grazia e viceversa. Ma non riuscì ad andare oltre la terza pasta tedesca, poiché anche quel biscotto era farcito con una crema alla nocciola dall’apporto zuccherino assai elevato, quindi potenzialmente foriero di problemi enterici se mescolato al caffè. Ma Elvino non voleva deludere le due care prozie ogni volta che rifiutava un boccone di dolce; da otto anni non era più abituato all’insistenza atavica dei nonni affinché le giovani generazioni mangiassero <<un altro po’>>.

Forse tanto l’abbondanza di cibo quanto la ricchezza del cibo stesso avevano causato in Elvino il disordine periodico cui era soggetto? O la scomparsa di coloro che avevano provveduto a nutrirlo per tanti anni aveva privato il cibo di quel gusto unico per ciascuno di noi, gusto di cui vengono impregnati gli alimenti nel passaggio dai fornelli alla tavola e che solo i membri della propria famiglia possono infondervi: l’amore incondizionato? Certo è che le virtù, siano esse intestinali o dello spirito, possono essere guastate sia dalla sovrabbondanza che dalla carenza. Ma è la qualità del cibo che ci rende quello che siamo.

Ispirazione quotidiana

Annunci
Standard

Parliamone

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...