Cronache, Diario

i volantini

alla stazione di F. due ragazzi poco più che maggiorenni occupano due posti l’uno accanto all’altro. iniziano a parlottare di quanto sia difficile la vita universitaria, soprattutto seguire le lezioni i cui orari vengono distribuiti in tutto l’arco della giornata; partono in una disamina sociologica dei colleghi di corso:
‘noi siamo trecento, è il corso più numeroso della facoltà!’
‘così pochi?’ minimizza lei senza scomporsi ‘noi al primo anno eravamo novecento’;
‘da noi non c’è quasi nessun romano’
‘eh, i romani vanno al nord, e a roma vengono dal sud’
‘sì cè infatti da noi la maggior parte so calabresi’
‘ah, invece da noi la maggioranza so napoletani’
‘eh ma è che il nostro corso sta solo a roma, ecco perché vengono tutti qui, cè ce sta gente da parma, da firenze, da bari…’

le varianti antropologiche vengono esaurite. di etichetta in etichetta si giunge all’inevitabile racconto delle esperienze al di fuori dell’accademia:
<<abbiamo conosciuto una che abbiamo aggiunto a buffo sul gruppo dell’università di whatsapp, ‘na soggetta: l’avemo conosciuta che faceva volantinaggio davanti alla libreria ***, c’abbiamo iniziato a parla’… cè questa fa volantinaggio pe pagasse il book, le cose, perché vole fa la modella ”eh sì, vojo annà nella stessa agenzia de Belen, là so seri”. ma vojo dì, mo te la faccio vede questa, maa vedi? cè ma ndo va, non è brutta ma manco te poi mette ar livello de Belen, cè manco c’hai er fisico, ma poi guarda come va vestita, cè fai schifo fijola nzomma”.

nessuno a diciott’anni è un paladino del principio di autodeterminazione, ma le risate alla faccia della ragazza dei volantini, con quella tonalità superficiale e maliziosa di chi sa distinguere il bene dal male esprimono lo scherno tipico di una certa visione del mondo tipica di coloro che si imbevono di spettacolo e moda.

vent’anni dopo

lui, vittima dell’abbaglio di lustrini ed ecopelle, lei una sheherazade senza testa sulle spalle, entrambi con troppi reagenti chimici sotto la cute e vestiti a puntino che vengono pagati per schernire l’abbigliamento dei passanti in una strada cittadina. mentre si guardano intorno per cercare qualche bersaglio che non gli consigli a loro volta di andare a giocare a mosca cieca sull’autostrada, lo sguardo di lui si posa su un cartellone pubblicitario che rivela le fattezze di una ragazza che posa in mutande e reggiseno con il solito sguardo ammiccante; lui strizza gli occhi da dietro gli occhiali da sole troppo grandi e innecessari poiché il cielo a breve promette pioggia: possibile che sia proprio lei, la ragazza dei volantini, su un cartellone pubblicitario?

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