Cronache

Melodì: Requiem

Chissà se le stagioni possono cambiare in una singola notte?

Una buona mattina di agosto, un rumore vicinissimo al letto; no, è proprio il letto che si muove, e con esso tutti i mobili della camera: l’armadio, la scarpiera, la scrivania a lato della finestra, la finestra stessa. Dentro l’armadio le grucce tintinnano qua e là, e il lampadario segue il movimento oscillatorio che proviene dalla terra. Alzato dal letto, nella stanza della madre la luce alogena del lampadario è accesa. Ma’? Mamma si trova già sulla soglia della porta esterna sul balconcino, aggrappata all’anta più piccola, respira affannata aria fredda ed espira spavento.

Anche nonna era così: i fenomeni naturali come i terremoti, la grandine e gli uragani per cui il proprio tetto non può offrire riparo sicuro, le incutono terrore. La casa è nera di tenebre; è lontano il chiarore dell’alba: secondo la sveglia sono le tre e quaranta. Vado in cucina, prendo una bottiglia d’acqua e gliela porgo in un vano tentativo di mostrare calma risolutezza. La commare vicina di casa, la cui finestra della camera da letto quasi s’affaccia sul nostro porticato, apre i vetri con un rumore secco e mamma, le cui mani e gambe ancora tremano flebilmente per lo spavento, mette in moto una conversazione tremolante ma appassionata aggrappandovisi con tutta la propria voce. Vengono scambiandosi impressioni ed emozioni, ma loro voce è timorosa, controllata, senza conforto, come se avessero paura di irritare e risvegliare il dio delle scosse.

Mentre il cielo lentamente andava schiarendo, passando dal nero notturno al blu chiaro dell’aurora, mamma aveva messo già al lavoro la caffettiera, la lavatrice e la televisione; nella frenesia di elettrodomestici, il telefono continuava a squillare – sorelle e zie che chiamavano per accertarsi della situazione.

Di fronte all’impotenza esistenziale che proviamo di fronte ai fenomeni naturali, le risoluzioni che prendiamo dopo attimi di riflessione sbrigativa, sono dirette al darsi da fare, al muoversi, per evitare di sentirci impreparati o travolti nell’eventualità che la natura diventi davvero incontrollabile.

Tutto il giorno, di sole, caldo, e al calar delle tenebre, quando le luci si accendono e il conforto della luce naturale viene meno, ancora le scosse si fanno sentire. La quiete della tragedia è appena iniziata a farsi sentire. Per questo preferisco pensare che la quiete della paura sia bene combatterla con la pace di una bellissima composizione di Mozart. Non metterò mai troppa enfasi nell’affermare che il messaggio della musica, a prescindere dalla lettera del testo, è la sola consolazione che ci può abbracciare in modo totale.

Annunci
Standard

Parliamone

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...